SETTIMANA DELLA CRITICA 41 - “Dove le Lacrime Aspettano”:
Una notte tra paura, immaginazione e attesa
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Dove le Lacrime Aspettano” è un cortometraggio di venti minuti diretto da Caterina Bertini e Blu Diego Fasoli, in concorso alla Settimana Internazionale della Critica alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.. È un lavoro che sceglie una dimensione poetica e notturna per raccontare la paura, l’attesa e, soprattutto, l’assenza.
Al centro ci sono due fratelli e una sorella: Zoe, Ettore e Marta. Zoe, la sorella maggiore, dimentica per errore le chiavi dentro casa e la porta rimane chiusa. Così i tre si rendono conto che dovranno passare la notte all’aperto, nel loro giardino immerso in una zona rurale vicina alla Caldara di Manziana. Non c’è nessun adulto con loro, i piccoli cercano la madre, ma lei non c’è.
Al calar della notte, accendono un fuoco e cercano di trasformare l’attesa in un gioco. Zoe racconta delle storie ai più piccoli, provando a proteggerli dalla paura e da quei rumori che, nel buio, sembrano sempre più grandi. Ma Marta ed Ettore sono bambini e continuano a chiedere a Zoe: dov’è la mamma? Quando torna?
La madre è una presenza che non vediamo, ma che pesa su ogni momento del racconto. I bambini la aspettano, la cercano, la nominano. Eppure, quella madre non arriverà mai.
Il titolo del film fa riferimento alle lacrime di Ettore, ma anche a quelle di un’infanzia costretta ad aspettare qualcuno che non torna. L’attesa diventa la vera protagonista del cortometraggio: un tempo nel quale la paura cresce insieme all’immaginazione.
La parte visiva è molto suggestiva e ben riuscita. Le fiamme del fuoco illuminano i volti dei tre protagonisti, creando dei bei giochi di luce con le sfumature del giallo, dell’arancione e del rosso, in forte contrasto con il buio che li circonda. La luce cambia le espressioni, accarezza i loro visi e rende ancora più evidente la loro fragilità. Anche il lavoro sulla parte sonora è interessante: i rumori della notte diventano parte del racconto e amplificano la sensazione di paura dei bambini.
Tra le riprese più suggestive c’è la corsa di Ettore verso il mare, accompagnato dalla voce narrante poetica e tagliente, il tutto crea una sequenza che sembra allontanarsi dalla realtà per entrare definitivamente nell’immaginazione.
Un cortometraggio che lavora più sulle sensazioni che sulla trama, e lo fa con un tono molto drammatico. Costruisce un mondo notturno, spaventoso e poetico. La notte nella Caldara diventa uno spazio dell’infanzia, ma anche un luogo mentale nel quale paura, fantasia e desiderio si mescolano.
07/09/2026, 13:45
Marta Bello