SETTIMANA DELLA CRITICA 41 - "Gusci": La storia di due sorelle
Ci sono luoghi da cui si parte e luoghi in cui si resta. E, spesso, la distanza più difficile da percorrere non è quella geografica, ma quella che si crea tra le persone. Attorno a questo contrasto si muove
Gusci, cortometraggio di circa diciassette minuti, diretto da
Elisa Chiari e
Francesca Trovato, in concorso alla Settimana Internazionale della Critica alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Al centro della storia ci sono due sorelle, Lucia ed Elena, diverse per carattere e soprattutto per le scelte che hanno fatto. Elena, la maggiore, è andata via, mentre Lucia è rimasta nel luogo in cui entrambe sono nate, accanto alla madre. Ora sta per sposarsi e proprio la sorella maggiore sarà la sua testimone. Un’occasione che dovrebbe riavvicinarle, ma che finisce invece per riportare a galla una distanza costruita lentamente nel corso degli anni.
L’innesco della vicenda è un elemento tanto semplice quanto particolare: dodici uova benedette, destinate a proteggere il matrimonio di Lucia dal malocchio. Accade qualcosa che le porterà una accanto all’altra e le porterà a intraprendere un viaggio che è, inevitabilmente, anche un viaggio dentro il loro rapporto.
Cosa significa rimanere nel posto in cui si è nati e cosa significa, invece, scegliere di andare via? Cosa si lascia indietro quando si decidere di andare via?
A sostenere il cortometraggio, assieme a un’estetica ben curata e una parte sonora altrettanto ben riuscita, sono anche le interpretazioni delle due protagoniste, credibili nel restituire una relazione fatta di affetto e distanza allo stesso tempo. È proprio nella loro dinamica e nelle loro espressioni del volto che si scorge una grande tenerezza, oltre al tempo passato e alla nostalgia. Belle le riprese nella natura, con giochi di luce e suoni naturalistici.
Il finale è riuscito, con un avvenimento simbolico che riporta giocosità tra le due.
"
Gusci" è un cortometraggio carino e interessante, che funziona proprio grazie alla sua “giusta misura”. Non cerca di trasformare una storia familiare in qualcosa di più grande di quello che è, ma trova nel rapporto tra due sorelle e nel tema dell’appartenenza un terreno narrativo sincero. Racconta la distanza tra chi parte e chi resta senza stabilire quale delle due abbia scelto la strada giusta. Perché la strada giusta non c’è, ma dipende da chi si è.
05/09/2026, 13:45
Marta Bello