SETTIMANA DELLA CRITICA 41 - "Puca": Una piccola
storia di provincia tra magia e realtà
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Puca", diretto da
Sara Scalera e prodotto da GM Production, che racconta una storia che tiene incollati allo schermo. Il film è in concorso alla Settimana Internazionale della Critica (SIC), organizzata nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il cortometraggio segue uno spaccato di vita delle tre sorelle Lotti, Malibù e Puca, la più piccola. I genitori dormono e le due sorelle maggiori decidono di uscire di nascosto per andare in un bar del paese. Puca insiste per seguirle. Non vuole restare a casa e alla fine si unisce alle due sorelle maggiori. È durante il tragitto che accade qualcosa di magico: Puca vede una sirena nel mare. Da quel momento il racconto prende un'altra direzione e quella che sembrava una piccola avventura tra sorelle lascia spazio alla tensione, fino al picco drammatico della vicenda. Il film riesce però a chiudere il cerchio con un dolce lieto fine.
La prima parte e il finale hanno qualcosa di tenero e allegro. Il rapporto tra le tre sorelle, il desiderio della più piccola di stare con le grandi, l'idea di uscire insieme verso il bar restituiscono una dimensione familiare e spontanea.
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Puca" è girato in Calabria e i paesaggi hanno un ruolo importante: vengono valorizzati e diventano parte del racconto, senza sembrare semplicemente uno sfondo. Si vede il mare, ma anche la roccia, tutto immerso in una provincia italiana anni ’90 riconoscibile nei dettagli. Niente smartphone a dominare la vita dei personaggi, ma anziani che giocano a carte, giovani al biliardino, sigarette, il bar di quartiere, le sedie di plastica sistemate all'esterno. Sono elementi che restituiscono un'idea precisa di paese e di comunità.
È proprio l'estetica vissuta dei luoghi a funzionare bene. Gli ambienti non sono costruiti per il film: hanno un aspetto reale, un po' consumato, tipico di tanti angoli della provincia italiana. E questo realismo fa da contrappunto alla presenza della sirena, elemento che introduce un elemento fiabesco – visto dagli occhi di una bambina – all'interno di una realtà estremamente concreta. Le riprese urbanistiche sono veramente ben riuscite, con delle inquadrature che sembrano provenire da un occhio fotografico molto attento. Anche la colonna sonora è particolarmente azzeccata.
Scalera riesce a realizzare un cortometraggio piacevole da guardare, con una storia semplice, ma efficace. Parte con il sorriso, porta lo spettatore dentro una situazione sempre più drammatica e arriva infine a un lieto fine, facendo sorridere di nuovo.
08/09/2026, 13:45
Marta Bello