SETTIMANA DELLA CRITICA 41 - "Les Métamorphoses, au Féminin”:
quando i miti antichi raccontano ancora la violenza di oggi
“
Les Métamorphoses, au Féminin” di Maria
Giménez Cavallo, è un film liberamente ispirato alle "
Metamorfosi" di Ovidio e scelto per aprire la 41ª Settimana Internazionale della Critica nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il film prende un testo fondativo della cultura occidentale, la mitologia classica, e decide di guardarlo da un'altra prospettiva: quella delle donne che, nei miti, sono state raccontate soltanto attraverso lo sguardo maschile.
Ed è inquietante rileggere oggi le "
Metamorfosi" di Ovidio, perché i miti raccontano storie che continuiamo a riconoscere. Storie di desiderio, potere, sopraffazione e soprattutto di violenza esercitata da uomini sui corpi e sulle vite delle donne.
Per questo, l’operazione della regista è molto interessante e formidabile nelle intenzioni e nella realizzazione.
La cornice è quella, apparentemente semplice, di un gruppo di lettura scolastico. Una professoressa legge ad alta voce alcuni dei passaggi più violenti delle Metamorfosi, quelli in cui le protagoniste vengono inseguite, possedute, trasformate o punite. Tra gli studenti ci sono ragazze e ragazzi. Mentre la voce dell'insegnante procede nella lettura del mito di Callisto, di Europa e Giove e infine di Apollo e Dafne, vediamo messo in scena ciò che viene raccontato.
Le rappresentazioni sono teatrali, ben riuscite e con una ricostruzione dei costumi dell’epoca davvero ben fatta. L’atmosfera è contemporaneamente eterea e violenta. Come nel mito di Callisto: le donne sono immerse nella natura, tra alberi e corsi d'acqua, avvolte in abiti bianchi, leggeri, quasi fuori dal tempo. La bellezza delle immagini, però, entra continuamente in contrasto con la brutalità di ciò che viene narrato. È proprio questa contraddizione a rendere le scene ancora più disturbanti: dietro l'eleganza della messa in scena ci sono violenza e abuso.
Il film apre a una dimensione profonda soprattutto nel dialogo che nasce dopo le letture. Poco alla volta emerge una questione inevitabile: chi ha raccontato queste storie per secoli? E da quale punto di vista?
Le reazioni degli studenti maschi sono molto diverse dalle reazioni delle studentesse.
Questo lascia molto spazio alla riflessione per chi osserva.
Cambiano i secoli, cambiano i linguaggi, cambiano i contesti, ma resta la necessità di interrogarsi su come riconosciamo la violenza e, soprattutto, su quanto siamo disposti a riconoscerla. Il film è così una rilettura di genere della mitologia classica, ma anche un invito a rileggere la letteratura con occhi diversi.
Nel racconto del mito di Apollo e Dafne, che chiude il film con un’importante simbologia, non può non venire in mente la famosa scultura del Bernini su Apollo e Dafne. Una delle opere più studiate e ammirate, bellissima, ma che racconta un’indicibile violenza.
Un plauso alla regista per la bellezza e la violenza che è riuscita a mettere in scena, svelando una nuova, importante, prospettiva.
03/09/2026, 13:30
Marta Bello