VENEZIA 83 - "La ragazza con la Leica": la visione di Gerda (e Alina)
Gerda, la sua macchina fotografica, la sua voglia di raccontare il mondo, il suo coraggio, il suo amore per la danza e per la vita, i "suoi" uomini, le sue città, i suoi sogni, la sua tragica fine... Cancellata per decenni dalla storia, la figura di Gerda Taro - la prima fotoreporter in assoluto, compagna di vita e lavoro di Robert Capa, con cui ha saputo immortalare e far conoscere la resistenza spagnola durante la guerra civile degli anni Trenta - è stata riesumata dopo un fortunoso ritrovamento a cavallo del millennio e raccontata da Helena Janeczek nel romanzo "
La Ragazza con la Leica", pubblicato nel 2018 e vincitore di tantissimi riconoscimenti tra cui il Premio Strega.
Da quel libro, lavorando con l'autrice e asciugandone i punti di vista (ci si concentra su Gerda, sostanzialmente),
Alina Marazzi per anni ha cucito istante per istante, fotogramma per fotogramma (lavorando anche lei, inevitabilmente forse, in pellicola per aderire meglio al lavoro e alla vita della sua protagonista), il racconto di una donna che ha saputo essere indipendente e coraggiosa, innovatrice e libera, in un tempo in cui ciò era ancor più difficile di quanto non sia ancora oggi.
La fuga dalla Germania (sempre più) nazista, l'impegno politico (sempre più) dirompente, l'arrivo a Parigi da rifugiata, l'amicizia con Ruth, i diversi uomini che l'hanno circondata (non solo Capa, che è anche una sua creazione (vedere il film per capire meglio), ma anche amici, spasimanti, colleghi, compagni di lotta...
Sono tanti gli elementi della vita di Gerda Taro, e ancor più forse i linguaggi che Marazzi usa per ricostruirne le gesta: ci sono le immagini con gli attori, ma anche tanto repertorio di quegli anni, spezzoni di film che raccontano quell'epoca (il più riconoscibile? "L'Atalante" di Jean Vigo) e poi le fotografie di Gerda e di Robert (nel doppio senso: fatte da loro e ritraenti loro, in un gioco di specchi straniante e affascinante). Nota per il pubblico: tutto questo intrico di elementi che costituiscono il film, sullo schermo costituisce un flusso scorrevole e facilmente comprensibile (come si dice: più difficile da spiegare a parole che da capire...).
Girato anche in Italia, a Torino e in Piemonte, "La Ragazza con la Leica" ha un cast internazionale: da citare almeno
Emilia Schüle, inafferrabile e convincente protagonista ("Se mai deciderò di fermarmi..."),
Aaron Altaras in quelli del misterioso Capa e poi
Luna Wedler (anche nel cast di "Silent Friend" di Ildiko Enyedi, nei panni... di una fotografa!), splendida co-protagonista nei panni di Ruth.
Un film che guarda alla Storia per raccontare l'oggi (e forse il domani), con qualche passaggio un po' didascalico ma che sa coinvolgere ed emozionare.
02/09/2026, 16:00
Carlo Griseri