Note di regia di "I Figli della Scimmia"
Il titolo di questo film trae ispirazione dall’omonima fiaba di Esopo: la storia di una scimmia che aveva due cuccioli ma amava e nutriva soltanto il preferito, trascurando l'altro. A differenza della fiaba, però, qui si parla di un genitore chiamato a dividersi fra due "figli": quello reale e quello ideale. È il racconto di un conflitto intimo, inevitabile, che mette continuamente in discussione il fragile equilibrio fra generosità ed egoismo, amore e desiderio, accettazione e rimpianto. C'è un tabù, un "impossibile da dire", che mi ha affascinato perché riguarda l'esperienza più profonda e intima della genitorialità: nessun padre e nessuna madre desidera avere un figlio con una disabilità. Questo non mette in discussione l'amore che i genitori di persone con disabilità provano per i propri figli, ma, seppure un figlio stravolga la vita a prescindere, nel loro caso l'esistenza prende una direzione alla quale nessuno può essere preparato. Parlando con alcuni di loro, mi ha colpito scoprire che spesso, prima del dolore per un figlio nato con una disabilità, arriva quello di una perdita: il lutto per "l'altro figlio", quello immaginato e atteso durante la gravidanza, al quale devono dire addio prima ancora di averlo incontrato. E allora mi sono chiesto: cosa accade a un padre se poi quel figlio compare? Se si trovasse improvvisamente davanti al figlio che aveva sempre immaginato e desiderato avere?
Tommaso Landucci