VENEZIA 83 - “Holy Wood Dust”, Un elogio degli alberi
"
Holy Wood Dust" di
Victor Kossakovsky è un documentario presentato alla
83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che nasce dall’incontro tra lo sguardo del regista e le ricerche del noto botanico Stefano Mancuso, ma soprattutto dalla volontà di mettere in discussione un’idea che diamo quasi per scontata: quella degli alberi come semplice materia a nostra disposizione.
L’opera invita a una prospettiva nuova sul rapporto tra gli esseri umani e la natura, dove gli alberi sono esseri viventi, ma anche intelligenti e capaci di comunicare tra loro.
La narrazione è lirica, poetica e quasi magica: il regista si sofferma molto sui dettagli attraverso un’estetica visiva e sonora molto ricercata, grazie alla quale riesce a cogliere la meraviglia della natura.
Il bosco non viene mostrato soltanto come un ambiente, ma come un organismo complesso.
Molto interessanti le riprese di un gruppo di bambini e bambine, accompagnati dal noto botanico, che fa loro da guida nel bosco e chiede: “Qual è il materiale più prezioso?”. Loro, condizionati dal mondo degli adulti, rispondono: “L’oro, i diamanti”, e Mancuso li corregge: “No, è il legno”.
Un albero che per noi può diventare una tavola, un mobile, un oggetto o un addobbo natalizio è prima di tutto il risultato di decenni, a volte secoli, di vita.
A tal proposito, è particolarmente significativa la sequenza dedicata al taglio degli abeti destinati a diventare alberi di Natale. Porta a riflettere su quanto le monocolture di abeti, volte al commercio, siano ecosistemi fragili. E lascia sbigottiti la ripresa dell’enorme abete che viene portato a Roma per essere addobbato come albero di Natale. Quello che per noi è un simbolo di festa e di tradizione, per l’albero è la fine della propria esistenza.
È qui che il documentario riesce a essere anche un’opera di educazione ambientale senza trasformarsi semplicemente in una lezione. Le ricerche di Stefano Mancuso introducono infatti un tema affascinante: l’intelligenza degli alberi. Le piante non sono organismi immobili e passivi come spesso immaginiamo. Percepiscono l’ambiente, reagiscono agli stimoli, comunicano e instaurano relazioni attraverso una rete sotterranea di radici e funghi. Il bosco, insomma, non è una somma di singoli alberi, ma una comunità.
Questa prospettiva cambia inevitabilmente il modo in cui guardiamo ciò che vediamo sullo schermo. Un albero abbattuto non è più soltanto un tronco. È un individuo che faceva parte di un sistema di relazioni. E quando cade, qualcosa viene interrotto. Cosa prova un albero quando viene abbattuto? È una delle domande guida del film. Un bosco colmo di alberi spezzati e abbattuti sembra uno scenario bellico.
A rendere il film particolarmente suggestivo contribuisce anche la musica. Le belle composizioni che accompagnano le immagini amplificano la dimensione emotiva e contemplativa del racconto. In alcuni momenti sembra di assistere a un’esperienza sensoriale e non a un documentario scientifico tradizionale. Suoni, immagini, silenzi e musica costruiscono un’atmosfera che invita chi osserva a rallentare e a osservare.
Ed è proprio il ritmo, allo stesso tempo, uno dei punti deboli del film. Holy Wood Dust dura circa un’ora e quaranta minuti e in alcuni passaggi la sensazione di lentezza si fa evidente. La scelta di indugiare sulle immagini e sui dettagli è coerente con l’idea del film, ma alcune sequenze avrebbero forse beneficiato di un montaggio più asciutto.
Eppure, quella lentezza è anche parte dell’identità dell’opera. Kossakovsky sembra volerci costringere a fare una cosa che normalmente facciamo sempre meno: fermarci. Guardare un albero senza pensare immediatamente a ciò che può diventare. Guardare un bosco senza considerarlo semplicemente una risorsa.
Un documentario scientifico, dunque, ma anche un film poetico e profondamente ambientale. Non sempre scorrevole, forse un po’ lungo, ma capace di trasformare il bosco in qualcosa che non avevamo mai guardato davvero fino in fondo: una forma di vita complessa e intelligente di cui sappiamo ben poco.
06/09/2026, 15:36
Marta Bello