VENEZIA 83 - "I figli della scimmia", tra zio e padre
Due padri, due fratelli, due figli, due famiglie: affetti e legami, sogni e delusioni, speranze e dispiaceri. "
I figli della scimmia", film d'esordio di
Tommaso Landucci, racconta una storia come tante ma a suo modo unica, in cui tanti temi vengono sfiorati senza moralismi ma sapendo porre gli interrogativi giusti al suo pubblico.
Riccardo Scamarcio (che è anche co-produttore) e
Fausto Russo Alesi sono due fratelli, decisamente diversi tra loro fisicamente e ancor più come approccio alla vita. Entrambi hanno una moglie e un figlio, più o meno coetanei, alla soglie dell'adolescenza. Lavorano anche insieme, per proseguire nelle similitudini tra le due vite.
Una profonda differenza, però, esiste: il figlio di Scamarcio ha una grave disabilità, mentre quello di Russo Alesi è sano, pieno di vita come un "qualunque" quattordicenne. Se fino a quel momento, poco ha pesato nelle loro vite, quando il nipote inizia a interessarsi alle ragazze, a mostrare una passione per le moto da trial come era stato per lui da giovane... la tentazione di vivere la vita da (suo) padre è troppo forte, si cede quasi inconsapevolmente.
Il tono è delicato, la scelta (non banale) di affidare ad Andrea Aggio, ragazzo realmente disabile, un ruolo difficile ha da un lato reso più complessa la lavorazione ma dona al film una verità indiscutibile, oltre a rappresentare (scelta politica da sottolineare) un'importante pagina per la rappresentatività nel cinema delle categorie solitamente meno prese in considerazione.
Ottima la prova dei due fratelli Russo Alesi (sempre capace di entrare nel personaggio e scomparirvi dentro) e Scamarcio, cui è stato cucito addosso un ruolo perfettamente nelle sue corde: guascone, capace di risolvere (quasi) qualsiasi situazione con una battuta e un sorriso ammiccante. Lo "zio" perfetto per ogni adolescente maschio, senza dubbio. Basta cje non esageri...
07/09/2026, 21:38
Carlo Griseri