GIORNATE DEGLI AUTORI 23 - “Scarpe Rotte”, Un
film poetico sulla Seconda Guerra Mondiale
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Scarpe Rotte" è un film diretto da Roberta Torre, presentato come film d'apertura delle Notti Veneziane alle Giornate degli Autori durante l'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Al centro della storia ci sono due donne, Clara e Vera, che affrontano il dolore della Seconda guerra mondiale e organizzano un concorso - dai toni surreali - per premiare le scarpe rotte con la storia migliore e più significativa. Lo sfondo di tutta la vicenda è la città di Roma.
La regista percorre una strada simbolica, teatrale e quasi surreale per raccontare il dolore della Seconda guerra mondiale e lo fa alternando vari siparietti e prospettive diverse in cui osserviamo riflessioni profonde sulla guerra.
A fare da intermezzo ci sono anche dei filmati d’epoca, come le donne in televisione durante gli anni della guerra, lo sbarco sulla Luna, la caduta del Muro di Berlino.
Il film sceglie infatti un modo particolare per parlare di un tema già raccontato in moltissimi modi, e lo fa mettendo al centro un oggetto semplice e quotidiano: le scarpe. Scarpe consumate, rovinate, che diventano progressivamente qualcosa di più. Sono un simbolo, ma anche un segno del tempo che passa, dei chilometri percorsi, della fatica e soprattutto dei passi compiuti durante un periodo in cui anche camminare poteva significare prendere una direzione, fuggire, resistere o cercare di sopravvivere.
Anche i passi diventano una metafora della storia stessa: andare avanti, anche quando le scarpe sono ormai rotte. Immagini semplici, ma efficaci, che permettono al film di parlare della guerra senza limitarsi alla sua rappresentazione più tradizionale.
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Scarpe Rotte" ha una forte componente teatrale, evidente sia nella costruzione delle scene sia nella recitazione. È una scelta che può funzionare, anche se in alcuni passaggi la recitazione risulta un po' barcollante e rischia di rendere meno naturale ciò che sta accadendo sullo schermo.
Tra le immagini più riuscite c’è sicuramente quella delle tre Parche - le figure della mitologia che decidono il destino della vita e della morte degli esseri umani - interpretate da tre signore con i fili dei gomitoli tra le mani, ognuna avvolta da un cappotto di colore diverso. È una delle simbologie più belle del film e uno degli elementi visivi che rimangono maggiormente impressi.
È un’opera che chiede a chi osserva di lasciarsi trasportare da una dimensione più poetica e meno realistica.
Non è un'opera perfetta e alcuni momenti possono risultare difficili da seguire proprio per questa forte componente teatrale e simbolica. Ma è anche questo il suo elemento più interessante: la volontà di cercare un linguaggio diverso per parlare di un periodo storico raccontato già moltissime volte. La via percorsa dalla regista è molto originale e, nel complesso, ben riuscita.
08/09/2026, 16:09
Marta Bello