VENEZIA 83 - Samantha Casella ha presentato
"La Tenerezza del Serpente"
Samantha Casella ha presentato a Venezia, presso l’hotel Excelsior, il terzo capitolo della "
Trilogia del Subconscio" dal titolo "
La Tenerezza del Serpente". Dopo il successo ottenuto con "
Katabasis" (2024), lungometraggio che ha ottenuto più di 600 riconoscimenti internazionali, la regista italiana ha presentato un’estratto di 40 minuti presso la sala Tropicana dell’hotel Excelsior del Lido di Venezia l’8 settembre alle 20.30: la proiezione era aperta al pubblico. Dal 9 settembre "
La Tenerezza del Serpente" sarà distribuito online tramite scansione del QRcode dal magazine Hollywood Reporter: "
Da un lato celebriamo il film nel tempio del cinema, dall'altro lo offriamo direttamente a un pubblico internazionale, senza barriere” afferma la regista e attrice.
"
La Tenerezza del Serpent"e attinge a piene mani dalla cosmologia orfica e dal mito di Ananke, dea della Necessità che regola l’Universo. Componenti mitologica e simbologia ciclica dell’Uroboro hanno inciso sulla costruzione intima, emotiva e psicologica del personaggio della protagonista, interpretata dalla Casella, combattuta tra il peso del destino e il senso di colpa.
“La Tenerezza del Serpente attraversa epoche, spazi temporali, forse vere e proprie dimensioni. Sofia è perennemente in bilico tra il mondo reale che la rende una donna imperfetta, incline a debolezze e sentimenti; e un universo primordiale che l’ha scelta, “toccata”, coperta di oscurità". Nel cast oltre a Samantha Casella ci sono Bruno Bilotta (The Equalizer 3, la serie tv Those About to Die), Francesca Rettondini e Laura Trotter.
La "
Trilogia del Subconscio" iniziata con "
Santa Guerra" e proseguita con "
Katabasis", si chiude con "
La Tenerezza del Serpente": "
Il viaggio nel subconscio che caratterizza l'intera trilogia vive di costanti tematiche simboliche. Il trauma come motore, la ferita dell’anima come innesco di eventi che muovono la protagonista nella circolarità del tempo: viene ripreso il mito dell’Uroboro, serpente che si mangia la coda e definisce la natura ciclica del tempo. Anche questo capitolo conclusivo, come i precedenti lungometraggi, sviluppa una sequenza non lineare e immagini archetipiche o citazioni colte da Holbein e Dostoevskij. Una narrazione brillante e bilanciata da una tensione drammatica sullo sfondo di contesti simbolici e visionari. "Io credo che tutte le storie portino in grembo la stessa identica storia. Cambiano i luoghi, i tempi, le forme, ma le gioie, i dolori e tutto ciò che accende il cuore degli esseri umani raccontano sempre la stessa cosa. Le domande che contano veramente nella vita sono pochissime, e sono le stesse per ognuno di noi".
Samantha Casella non ama nascondersi dietro al simbolismo, ma lo affronta e usa come un ponte, bilanciando le tensioni e sfaccettature di un animo che può rappresentare storia collettiva. "
Per questo penso che i miei film, per quanto visionari, stratificati e a tratti ostici, conservino sempre una forte e pulsante umanità".
L’apprezzata regista ricopre anche il ruolo interprete della protagonista, una duplicità che Samantha assolve con profondità e al contempo senso pratico. "
Inizialmente, un po’ come era successo con Katabasis, temevo che il ruolo da attrice potesse togliere energie e concentrazione alla mia regia. Credo sia un timore naturale, a maggior ragione nei miei film, dove curo personalmente anche la fotografia e quindi il controllo visivo deve essere totale. La gestione di questo doppio ruolo è stata stancante, ma priva di ostacoli. I miei film nascono da una mia urgenza profonda e, in un modo o nell’altro, assorbono ogni parte di me”.
09/09/2026, 12:21