VENEZIA 83 - Assegnati i premi collaterali Cinema&Arts
In occasione della 83° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica La Biennale di Venezia sono stati assegnati nella mattinata del 11 settembre 2026, al Hotel Excelsior del Lido di Venezia, negli spazi del Venice Production Bridge, i premi della V edizione di “Cinema&Arts”, ideato da Alessio Nardin e organizzato e curato da Kalambur Teatro in collaborazione con Associazione Culturale Ateatro e Accademia Eleonora Duse-Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative. Anche quest’anno il premio ha avuto il prezioso supporto della Banca Prealpi San Biagio.
In questi cinque anni il premio “Cinema&Arts” si è consolidato grazie al suo sguardo sull’interazione e la presenza di diverse arti nel cinema contemporaneo, con particolare attenzione all’influenza e alla contaminazione tra il cinema, le differenti forme di manifestazioni artistiche e le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo per le arti performative dal vivo.
La giuria qualificata, composta dal regista e pedagogo Alessio Nardin, da Oliviero Ponte di Pino, critico e studioso, e da Lisa Pachetti, giovane attrice, è stata quest’anno affiancata da un gruppo di studio di oltre 40 allievi del Percorso Triennale per Registi ed Attori della Accademia Eleonora Duse-Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative.
Sono stati assegnati tre premi: due film ex-aequo come miglior film e uno assegnato al miglior artista multi-disciplinare. Nel corso dell'evento, in una sala gremita di pubblico, in presenza dei registi e delle delegazioni internazionali dei film vincitori, oltre che del Console Generale della Repubblica di Polonia a Milano, professoressa Agnieszka Gloria Kamińska, è stato proiettato al pubblico della Mostra in prima europea assoluta “Papaveri rossi” (Italia/Polonia, 2026, 57’), regia di Sergio Maifredi, con Massimiliano Cividati e la partecipazione di Eugenio Barba, fotografia e montaggio Ruggiero Torre.
Molto partecipato anche il dibattito con gli artisti dei film premiati e successivamente l’incontro con gli autori e i produttori di Papaveri rossi, con l’approfondimento delle tematiche e dei progetti legati al premio “Cinema&Arts”.
LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA
MIGLIOR FILM
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LOOK BACK" di Hirokazu Koreeda
Produzione Giappone (2026), 100’, colore
Le protagoniste di Look Back sono due adolescenti che frequentano la stessa scuola e che imboccano insieme il loro viaggio iniziatico alla vita e all’arte. Fujino è estroversa e di origine popolare, Kyomoto è preda di un'ansia sociale che la porta a rinchiudersi in casa. A unirle è l'amore condiviso per la creazione di manga. Kyomoto vede in Fujino il suo “maestro” per la sua abilità nel disegnare manga. Fujino all'inizio è gelosa del talento artistico naturale che riconosce in Kyomoto. Dalla loro comune passione per i manga nasce un sodalizio umano e artistico che porta le loro storie a uno straordinario successo artistico e professionale. Il film intreccia due piani: l’amicizia profonda tra due bambine che diventano donne e la riflessione sull’arte e sulla natura della vocazione artistica. Come due rette parallele che si incontrano all’infinito, così questi due piani di azione costringono lo spettatore ad interrogarsi: perché dedicarsi all’arte? Qual è la fonte di ispirazione dell’artista? Qual è il rapporto tra maestro ed allievo? Qual è il ruolo del successo nel percorso di un artista? Rompendo con grande maestria la narrazione lineare, il regista fonde il linguaggio dei fumetti con quello cinematografico, in un continuo scambio tra fantastico e reale. In un finale che esplora creativamente i diversi destini immaginari delle due protagoniste, Koreeda ci fa entrare nell'officina creativa e nell'immaginario dei manga. Le musiche di Yuta Bandoh impreziosiscono un lavoro di fotografia essenziale, basato sul costante dialogo con le illustrazioni create dalle due giovani artiste.
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SHUMEI: THE LIVING LEGACY OF KABUKI" di Takashi Miike
Produzione Giappone (2026), 97’, colore
Il documentario, guidato da una voce fuori campo, è un excursus sul Kabuki a partire dall’intreccio tra il presente e la tradizione. Il racconto è centrato sulla storia della famiglia Ichikawa, una delle grandi dinastie che tengono viva questa antica forma d'arte, insieme popolare e raffinata. Il fulcro del film è lo shumei, la spettacolare cerimonia di investitura durante la quale viene annunciato il nuovo Danjūrō: la proclamazione di Ebizō XI che diverrà Danjūrō XIII Hakuen, mentre il figlio minore, Kangen, assume il titolo di Ichikawa Shinnosuke VIII. All’interno di questa ritualità, che nel paese del Sol Levante assume anche un valore sociale, il regista ci restituisce una fotografia precisa e dettagliata del Kabuki contemporaneo. Miike, attraverso movimenti di camera raffinati e chirurgici, sviluppa il film su due piani. Da una parte la quotidianità, le uscite pubbliche ed i momenti di vita privata della famiglia Ichikawa. Dall’altra una fedele e attenta restituzione, attraverso raffinate inquadrature e piani sequenza, di un rinnovato rituale teatrale, pur sempre vivo nella società giapponese. Miike conduce un'attenta analisi della relazione tra la persona, la persona scenica e il suo ruolo sociale, in una riflessione sul valore della trasmissione di una maestria, sul conflitto tra tradizione e innovazione, sull’eredità tra padre e figlio. Nel finale appare in tutta la sua potenza il fascino dell'opera d'arte totale che prende vita nella performance, con le sue vocalizzazioni estreme, il codice dei gesti, il marcato espressionismo del trucco che deforma volti e sguardi, e la relazione diretta tra attore e spettatore. Un vero dipinto.
MIGLIOR ARTISTA MULTI-DISCIPLINARE
ANATOLIJ VASIL'EV per la sua interpretazione nel film
DAU di Ilya Khrzhanovsky
Produzione Germania, Francia, Svezia (2026), 195’, colore
Anatolij Valsil'ev, regista teatrale e pedagogo russo, è una delle figure più influenti e filosoficamente profonde del teatro mondiale contemporaneo. Come regista teatrale Vasil'ev ha messo in scena sin da giovane produzioni significative al Teatro Stanislavski e all'iconico Teatro Taganka (invitato da Yuri Lyubimov). Vasil'ev ha diretto spettacoli rivoluzionari nelle principali capitali culturali d'Europa, tra cui Parigi, Londra, Roma, Epidauro, Strasburgo, Rennes e Berlino. Cerceau di Victor Slavkin (con cui vinse il premio come migliore regia dell’URSS) e Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello esemplificano uno dei tratti più caratteristici della sua ricerca: la dissezione del testo per scoprirne l'architettura e poi ricomporlo sulla scena. Nel 1987 ha fondato il teatro "Scuola d'Arte Drammatica", un laboratorio dedicato alla ricerca e alla sperimentazione nella pedagogia e nella performance degli attori, a partire da una ricerca costante sui fondamenti dell'arte drammatica. La Scuola è divenuta l'opera della sua vita e un fenomeno globale a livello mondiale. Negli ultimi anni le attività di Vasiliev sono concentrate sulla pedagogia, dal ENSATT di Lione, fino alla “Isola della Pedagogia”, il corso triennale per pedagoghi e registi teatrali con sede a Venezia. Contemporaneamente, ha condotto un importante seminario di ricerca biennale sulle tecniche di recitazione presso l'Istituto Grotowski di Wrocław. A partire dal 2015 Vasiliev si confronta anche con il cinema in veste di regista di diversi lungometraggi tra cui Asino! Vasil'ev è stato anche prolifico scrittore e teorico, in una carriera caratterizzata da una ricerca incessante della verità teatrale, dove la profonda integrazione tra testo e azione fisica gli ha permesso di dare forma a un approccio visionario. La sua presenza come attore nel film Dau di Ilya Khrzhanovsky è un evento unico nel suo genere. Nella sua interpretazione, una prova attoriale di rara intensità e calibrata misura, Vasil'ev dimostra che il sapere pratico che ha trasmesso a molti giovani artisti è parte fondante del suo essere artista. La natura emotiva, mai fuori luogo ma sempre calibrata, si incrocia con quella ludico-concettuale, dando vita a un ruolo essenziale, organico e completo. Nel ruolo inedito di attore cinematografico, la sua incessante ricerca artistica trova una forma nuova, all'interno di un progetto che dimostra la sintonia tra l’artista Vasiliev e il regista di Dau, un’opera, che va oltre la pellicola, oltre la rappresentazione artistica, oltre l’installazione, per esplorare nuovi orizzonti tra arti e cinema, in un rapporto reciproco che arricchisce l'attore, il regista e lo spettatore che partecipa.
12/09/2026, 12:59