Note di regia di "Il Canto di Alina"
Questa storia nasce dalla necessità di raccontare di una forza vitale feroce, resistente e combattiva. Gli universi brutali della tratta umana, offrono forse uno degli spaccati della nostra società più sincero e contraddittorio a questo riguardo. Johana rappresenta la rivalsa di una delle tante sommerse, che riesce comunque a trovare la forza di ribellarsi, di scoprirsi degna di un futuro diverso. Non abbiamo mai voluto raccontare una favola, quanto piuttosto una storia verosimile, che potesse passare di bocca in bocca tra le sopravvissute della strada, come un canto di augurio e di speranza.
La nostra ricerca spasmodica di verità, ci ha portato all’incontro con diverse associazioni che combattono lo sfruttamento sessuale, aiutano al reinserimento sociale delle donne sfuggite alla tratta, forniscono assistenza medica e giuridica alle vittime e informano anche circa la libera professione del sexworking. La decisione di unirci in una coregia nasce dalla volontà di un confronto con qualcun altro che condivida la stessa urgenza, ma una diversa visione della realtà; infatti non vogliamo cadere nella scontata etichetta della regia al femminile che racconta un dramma femminile. La co-regia è una sfida che ci sprona a crescere, a non accontentarci mai, a uscire dalla nostra limitata esperienza personale. Il team di lavoro è ben più ampio della regia e non è mai stato limitato da alcuna binarietà di genere, bensì arricchito dalla diversa sensibilità al tema di ognuno. Una volta dichiarati gli interessi e le competenze delle due regie, sono andate delineandosi anche le diverse intenzioni con cui approcciarsi al progetto: la direzioni degli attori, la loro corporeità, il linguaggio della camera e lo styling, tutto mirava alla ricerca di un linguaggio cinematografico sporco, caratterizzato prevalentemente da una camera a mano, che trascinasse dentro l’azione. La ricerca di reference sia d’immagine sia recitative ha coinvolto l’intero reparto creativo: dalla regia fino all’operatore, lo studio del linguaggio ibrido tra fiction e documentario è stato condiviso da tutti.
Ilaria Braccialini e
Federica Oriente