Note di regia di "Quanto Tempo"
“
Quanto Tempo” è un film sulla consapevolezza che si comincia ad acquisire alla soglia dei trent’anni di età: la consapevolezza di non essere più giovani, e allo stesso tempo non ancora vecchi.
Ai pranzi di famiglia non si sente più una zia pronunciare la rassicurante frase “hai ancora tutta la vita davanti”, ci si accorge che gli amici si sposano, si supera con imbarazzo l’età che avevano i tuoi genitori quando sei nato, si prende atto che non puoi più diventare un grande sportivo (non che io lo desiderassi, ma se per caso lo avessi desiderato sicuramente non ci sarei riuscito), che non diventerai mai il nuovo Elvis Presley; che non lontano da te, qualcuno della tua stessa età muore.
Così, storditi da un assordante “acufene esistenziale”, e con la tipica ironia degli sconfitti in partenza, andiamo alla ricerca di un vulcano da riaccendere, ci guardiamo allo specchio al buio, costruiamo barche che sappiamo non verranno mai messe in mare.
Mentre i personaggi di “
Quanto Tempo” incedono con ironia e auto-ironia verso il futuro, si srotola davanti ai nostri occhi una commedia dai toni chiaroscuri; un affresco affettuoso fatto di amicizia, di band giovanili sciolte, università abbandonate, bomboloni di mezzanotte, di una improbabile webradio intitolata “Radio Hashtag”, di sogni mai realizzati (o forse mai avuti). “
Quanto Tempo” è un film realizzato con povertà di mezzi economici, costruito dietro alla macchina da presa dalle stesse persone che si trovano in scena.
Eppure non ci è mai mancato nulla. Anzi.
Luca Zambianchi