GIORNATE DEL CINEMA MUTO DI PORDENONE 45 - Al via il 3 ottobre
Con 250 titoli provenienti da 19 Paesi e centinaia di ospiti attesi da tutto il mondo, Pordenone si appresta, con la 45a edizione delle
Giornate del Cinema Muto – Pordenone Silent Film Festival, diretta da Jay Weissberg, a diventare la capitale internazionale del cinema muto. L’appuntamento è dal 3 al 10 ottobre al Teatro Verdi.
La retrospettiva principale, che avrà un seguito nel 2027, è “Weimar senza censure: Tabù e trasgressioni nel cinema tedesco, 1919-1920” a cura degli studiosi Anton Kaes e Michael Cowan, dedicata al cinema dei primi anni della Repubblica tedesca, quando si assisté a una vera e propria esplosione di film incentrati su temi quali lussuria, prostituzione e dipendenze. I pochi titoli sopravvissuti rappresentano un’importante testimonianza di una fase storica della Germania particolarmente tumultuosa dal punto di vista culturale e sociale, quando la devastazione seguita alla prima guerra mondiale portò a uno scontro tra permissività sfrenata e crescenti forze repressive. Fra i sei lungometraggi presentati quest’anno: Heddas Rache (La vendetta di Hedda. La figlia della prostituta) di Jaap Speyer; Genuine. Die Tragödie eines seltsamen Hauses (Genuine. La tragedia di una casa insolita) di Robert Wiene, per decenni ritenuto perduto e recentemente ricostruito; e Pest in Florenz (La peste a Firenze nel secolo XV), diretto da Otto Rippert e scritto da Fritz Lang, allora ventinovenne e reduce dalla traumatica esperienza della guerra. Ambientato in una Firenze rinascimentale meticolosamente ricostruita in studio, il film descrive un mondo in declino, segnato dal crollo dell’autorità, dall’erosione della fede e dall’ansia collettiva, e svela la decadenza morale e la corruzione che covano sotto la sontuosa apparenza della corte fiorentina.
Grazie alla partnership fra Yanai Initiative, National Film Archive of Japan e Giornate del Cinema Muto, la rassegna “L’arte del benshi” celebrerà l’arte unica di questi attori-narratori, il cui stile si rifà ai codici della tradizione teatrale giapponese. I benshi Ichiro Kataoka, Kumiko Omori e Nanako Yamauchi accompagneranno, commentando e dando la voce ai personaggi principali, i primi di una serie pluriennale di nuovi restauri, fra cui il bellissimo Taki no shiraito (Il filo bianco della cascata; 1933) di Kenji Mizoguchi e Kurutta Ippēji (Una pagina di follia), film sperimentale di grande potenza visiva diretto nel 1926 da Teinosuke Kinugasa, evento speciale della serata di mercoledì 7 ottobre. L’immersione nell’atmosfera e nella tradizione nipponica sarà totale grazie anche alle tre musiciste Makia Matsumura (piano), Kisayo Katada (percussioni) e Nobuakira Kiyomoto (shamisen).
I grandi eventi orchestrali che aprono e chiudono la 45a edizione delle Giornate del Cinema Muto sono Don Q, Son of Zorro (Don X, il figlio di Zorro), energico film di cappa e spada con Douglas Fairbanks diretto nel 1925 da Donald Crisp, nel restauro del Danske Filminstitut di Copenaghen, e il capolavoro western The Iron Horse (Il cavallo d’acciaio; 1924) di John Ford, presentato nella copia 35mm della londinese Photoplay.
Don X, il figlio di Zorro, che si vedrà al Teatro Verdi la sera di sabato 3 ottobre, sarà accompagnato con la nuova partitura del compositore sloveno Andrej Goričar, commissionata dalla Slovenska Kinoteka, partner dell’evento, e presentata in anteprima assoluta nell’esecuzione della RTV Slovenia Symphony Orchestra diretta dallo stesso Goričar. Nel dicembre 1925 la rivista La settima arte esaltava il film come il capolavoro di Fairbanks: «Nell’aristocrazia dei films, Don X è il re»; un giudizio che, a distanza di cento anni, ritroviamo intatto nelle parole del Maestro Goričar: «gioioso, disinvolto e vagamente idealistico. Incantevole».
Sabato 10 ottobre e, in replica, domenica 11, sarà la partitura di John Lanchbery eseguita dall’Orchestra da Camera di Pordenone diretta dal Maestro Ben Palmer ad accompagnare il film che consacrò John Ford, allora trentenne, ed elevò al rango di star l’attore protagonista George O’Brien. Ricco di azione e di paesaggi spettacolari, in cui non mancano siparietti comici e una storia d’amore, Il cavallo d’acciaio mette al centro l’epica impresa della costruzione della prima linea ferroviaria transcontinentale americana, realizzata tra il 1863 e il 1869.
Sono tanti i titoli di richiamo di questa edizione, come Sadie Thompson (Tristana e la maschera, 1928), tratto da un racconto di W. Somerset Maugham. Diretto da Raoul Walsh, è uno dei più importanti film nella carriera di Gloria Swanson e fu seguito da due remake: Rain, del 1932, con Joan Crawford, e Miss Sadie Thompson, del 1953, con Rita Hayworth. Per gli ammiratori del grande Lon Chaney, “l’uomo dai mille volti”, è imperdibile Tell It to the Marines (I fanti del mare, 1926) di George W. Hill, con l’attore senza trucco e in un ruolo insolitamente spassoso. Si vedrà anche Peace on the Western Front (1930), il primo film britannico esplicitamente pacifista, nella nuova ricostruzione dell’Imperial War Museum di Londra.
Fra le retrospettive merita attenzione l’omaggio al regista americano Marshall Neilan. Il suo nome ricorre spesso nelle autobiografie di tante star del cinema muto – da Mary Pickford (era il suo regista preferito) a Colleen Moore a Gloria Swanson – ma la storia del cinema lo ha ingiustamente trascurato. L’omaggio include la prima mondiale del nuovo restauro di M’liss (Giglio selvatico), del 1918, con Mary Pickford, che il Premio Oscar Kevin Brownlow ha definito “un film di incomparabile bellezza”, e lo spassoso Her Wild Oat, del 1927, con Colleen Moore.
Per l’Italia, si chiude con nuove importanti scoperte la rassegna biennale dedicata alla diva Italia Almirante Manzini e prosegue il viaggio cinematografico fra le regioni, che quest’anno approda nel Lazio. Si segnala infine l’innovativa rassegna sul cinema spagnolo delle origini, frutto della collaborazione fra 11 cineteche spagnole e istituzioni di altri paesi. Alcuni dei film della sezione saranno accompagnati da musicisti spagnoli.
24/09/2026, 16:01