SOME PREFER CAKE 18 - I vincitori
Si è chiusa la XVIII edizione del festival
Some Prefer Cake.
La giuria composta da Rachele Borghi, Wissal Houbabi e Chiara Liberti ha scelto i film vincitori di questa edizione nelle tre categorie fiction, documentari e cortometraggi.
Di seguito le loro motivazioni:
Miglior Documentario: Neirud di Fernanda Faya
Per lo sguardo tagliente ed emozionale di una regista che, con estrema cura e precisione, affonda le radici dentro una storia familiare dove il singolare diventa plurale, restituendo il ritratto di donna dalla vita incredibile e soprattutto un affresco su un mondo – quello delle lottatrici donne nel circo – invisibilizzato nella storia e intriso di patriarcato e ottusità.
Miglior Fiction: Pooja, Sir di Deepak Rauniyar
Per aver affrontato un tema politico di particolare importanza, quello dell’oppressione e delle pratiche di resistenza delle minoranze, attraverso l’espediente narrativo del poliziesco in cui la persona protagonista è queer. La sua identità non è il tema del film ma l’elemento che permette di visibilizzare delle pratiche femministe nella ricerca della giustiza che offrono a chi guarda prospettive non eurocentriche.
Miglior Cortometraggio: Coyotes di Said Zagha
Per la capacità di ricordarci il principio del posizionarsi, della complessità e soprattutto del privilegio. Coyotes è uno sguardo necessario che affronta allo stesso tempo tabù, credenze, sguardi invisibili e la convivenza con il proprio carnefice. Il lungometraggio riesce a tematizzare e visibilizzare la questione della legittimità della violenza di fronte all’oppressione.
Menzione speciale: Skin Flick di Elifsu Meriç, Bruno de Mendonça, Joey Quoc Tran, Alice Levy, Daniela Del Castello, Louise Bailly
Animazione visionaria e geniale, fresco e poetico. Trasforma la realtà e così facendo ci dona nuove profonde riflessioni. Dalla manipolazione di un sistema che sembrerebbe limitarci, ci invita a rischiare, a seguire l’istinto, il coraggio di accettare e amare se stesse.
Menzione speciale: Mon nom est Lilith di Leo Luna Robert-Tourneur
Per un’animazione visionaria e vertiginosa che con audacia delicata e sagace riesce a trasportarci nel sottobosco della violenza, restituendo un’opera d’arte onirica e pregna delle innumerevoli sfumature che sono la complessità che caratterizza il trauma.
28/09/2026, 09:53