Note di regia di "The Power of Data"
Non volevo fare un film sul pericolo. Il pericolo implica un nemico, e i sistemi che questo film
esamina non hanno nemici. Hanno utenti. Mi interessa la struttura: non la malizia di un individuo, ma la logica per cui certe architetture si comportano indipendentemente dalle intenzioni di chi le ha costruite. Quella logica diventa visibile solo da una certa distanza: storica, formale, quasi schematica. È la ragione del film, e della sua forma.
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The Power of Data" non contiene riprese, interviste, né documentazione fotografica del mondo che descrive. I sistemi che esamina non abitano luoghi fisici che si possano filmare. Abitano strutture logiche: protocolli, diagrammi di flusso, architetture relazionali. La scelta di un linguaggio visivo costruito e schematico è già un argomento sulla natura del soggetto, prima ancora che venga pronunciata una sola riga di narrazione.
C'è poi una coerenza che il film non ha pianificato ma non può rinnegare. Realizzato da una sola persona, con gli stessi strumenti di intelligenza artificiale che critica, con un budget totale inferiore a 1.000 euro, la critica non sta fuori dal suo oggetto. Nasce dall'interno, deliberatamente e a occhi aperti.
Marco Milone