Note di regia di "La Spiaggia delle Anime Perdute"
Con "
La Spiaggia delle Anime Perdute" volevo raccontare una storia che portasse a riflettere su quanto poco conosciamo la realtà che ci circonda e su quanto il mondo sia ancora ricco di misteri che sfuggono alla nostra comprensione. Viviamo in un’epoca in cui crediamo ormai di sapere tutto e siamo abituati a cercare una spiegazione razionale per ogni cosa. Credo però che proprio una mente estremamente razionale, quando viene spinta fino ai limiti delle proprie possibilità, possa arrivare a riconoscere che esistono fenomeni e domande che la ragione non è in grado di spiegare.
L’investigatore protagonista del corto ha costruito la propria carriera sulla razionalità ma quando la ragione non basta più si lascia andare all'istinto. L’incontro con la ragazza lo porta a confrontarsi con le proprie fragilità e con quelle parti di sé che ha sempre cercato di controllare attraverso la ragione. La ragazza invece in quel luogo isolato sembra aver trovato una forma di serenità, lontana dal mondo e dai rapporti umani. Non desidera essere salvata, perché ha scelto di allontanarsi da tutto ciò che, nella sua vita precedente, le aveva procurato dolore: le relazioni, le aspettative e le ferite che inevitabilmente accompagnano il vivere insieme agli altri. La sua solitudine, quindi, non viene vissuta da lei come una condanna, ma come una forma di felicità distorta.
Il confronto tra i due personaggi è al centro del film: da una parte un uomo che ha bisogno di comprendere la realtà; dall’altra una ragazza che ha scelto di smettere di vivere al di fuori della realtà.
Giuseppe Rossi