FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - “Caro Mondo Crudele”:
Un film che aiuta a diventare “grandi”
E’ una perfetta sintesi del film, il titolo che gli autori Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti hanno dato alla loro nuova opera: “
Caro M;ondo Crudele”. I due autori grossetani, dopo “
Margini”, tornano a comporre un’altra “ballata” sulla provincia maremmana.
Stavolta siamo ad Albinia, alle porte del nuovo millennio, in un periodo che precede la diffusione dei cellulari (e quindi ancora basato su una comunicazione interpersonale viva, diversa da quella di oggi, mediata per lo più dai dispositivi elettronici). Ci si focalizza su storie di ragazzini delle medie, con al centro le vicende di Giovanna, dodicenne semplice e un po’ introversa, che svetta nel racconto corale del suo gruppo classe.
Un titolo azzeccato - dicevo - quello del film, perché il mondo che Giovanna deve affrontare è veramente molto crudele: il padre è morto da tempo, ma lei continua a parlargli con la sua immaginazione; i compagni di classe non sono certo teneri con lei; il suo migliore amico, Mirko, con il quale è legata da un’amicizia profonda, scompare all’improvviso. E come se non bastasse sua mamma (
Petra Valentini) insegna nella scuola che lei stessa frequenta - cosa che la mette continuamente in imbarazzo - e ha una storia sentimentale con un altro insegnante (
Francesco Turbanti) - cosa ancora più imbarazzante - uomo mite e maldestro, incapace di interfacciarsi con lei.
Il film, con un linguaggio il più possibile vicino alla realtà, più che raccontare storie di giovanissimi a favore di un pubblico generalista (come ci si aspetterebbe), realizza un racconto che fa da specchio ad un pubblico che ha la stessa età dei protagonisti, al quale si rivolge: ragazzini, adolescenti e preadolescenti. Un film di formazione, quindi, che si rivolge a chi si prepara ad entrare nel mondo dei “grandi”. Spiattella, proprio davanti ai loro occhi, situazioni e vicende che sembrano voler contribuire alla loro consapevolezza e alla loro crescita interiore, psicologica. Il film si focalizza infatti sulla rabbia giovane e sul disagio tipico di quegli anni; sul desiderio di affrancarsi dai genitori (vivi o morti che siano) per poter finalmente prendere in mano la propria vita; sulla paura della solitudine e della morte; la scoperta delle prime esperienze sessuali. Veramente un film inedito e sorprendente, “Caro mondo crudele”, come pochi se sono visti fino ad oggi, che mette in campo un registro solitamente più vicino all’animazione. Non a caso è forte l’impronta che dà al film
Zerocalcare, autore che racconta spesso, nelle sue creazioni, il disagio e la rabbia dei giovanissimi, che qui firma il concept e il character design.
Per riuscire in questa operazione gli autori, il regista Falsetti, compongono un film con tecniche ibride, tra le consuete riprese in live action, l’animazione, immagini mosse e sgranate, come fossero amatoriali, e un linguaggio che non si discosta da quello di tutti i giorni, parolacce e dialetto maremmano compresi. Il tutto accompagnato dalle musiche di Giancane, anche lui autore indipendente e amato dai teens. A ben vedere, il cinema affonda le sue regole in un passato novecentesco, solo in parte rinnovato nel tempo; segue schemi e tempi di narrazione che forse i giovanissimi non amano più, non a caso le sale, come è noto, sono molto frequentate da fasce di pubblico più agées. “
Caro Mondo Crudele” tenta di dare uno scossone al “caro vecchio cinema” per come lo conosciamo oggi e ai paludati film per ragazzi. Obiettivo centrato, per un film che scorre e appassiona, anche se i passaggi tra le diverse tipologie di immagini, a volte risulta avere un esito un po’ asimmetrico, che necessiterebbe di più omogeneità. Molto brava la protagonista, l’esordiente
Aurora Malianni nei panni della protagonista Giovanna, che con la sua semplicità spiazza e “buca lo schermo”: non si poteva trovare un volto più adatto per restituire al pubblico quell’autenticità ricercata fino allo spasimo dagli autori.
17/10/2026, 09:09
Elisabetta Vagaggini