FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 – “È andata così”,
un’idea originale che si perde nel caos
“
È andata così” è la nuova commedia diretta da Gianni Zanasi, un’opera anticonvenzionale che prova a mescolare dramma familiare, grottesco e suggestioni thriller, senza però riuscire sempre a tenere insieme i numerosi elementi della sua storia. Il film viene presentato in anteprima il 18 ottobre alla XXI Festa del Cinema di Roma, mentre sarà disponibile nelle sale italiane a partire dal 26 novembre.
Al centro del racconto c’è Cecilia, interpretata da Valentina Lodovini, una madre single di un bambino e di una ragazza adolescente che, travolta da difficoltà economiche e personali, si ritrova a chiedere aiuto ai tre uomini che hanno segnato la sua vita sentimentale. La soluzione è tanto improbabile quanto potenzialmente interessante: tutti e tre si trasferiscono con lei nel suo casolare isolato, dando vita a una famiglia allargata decisamente fuori dagli schemi. Tra vecchi rancori, rapporti irrisolti e nuove convivenze, il film costruisce una situazione che potrebbe diventare il terreno ideale per una commedia umana, imprevedibile e capace di sorprendere.
Eppure, almeno nella prima parte, orientarsi non è semplice. La prima mezz’ora risulta particolarmente faticosa: si accumulano informazioni ed elementi narrativi uno dopo l’altro, molti dei quali non vengono spiegati e non avranno un seguito. Anche la presentazione dei personaggi procede in maniera frammentaria e si fa fatica a comprendere le dinamiche e le relazioni tra i personaggi, oltre a capire chi siano i personaggi stessi. Più che una curiosità destinata a crescere, si crea una certa confusione, che finisce per accompagnare tutto il resto del racconto.
Il film, del resto, non ha paura di allontanarsi dalla realtà. Il casolare diventa uno spazio quasi dell’assurdo, dove le dinamiche familiari si intrecciano con episodi grotteschi, presenze inquietanti e situazioni sempre più improbabili. L’episodio legato alla presunta setta satanica è emblematico di questa direzione: un elemento che sposta ulteriormente il racconto verso il surreale, senza però trovare un’integrazione davvero convincente nel resto della storia. L’impressione è quella di un film che voglia continuamente sorprendere, aggiungendo nuovi livelli di stranezza, a cui però non riesce a trovare una collocazione.
La componente misteriosa e le incursioni nel thriller avrebbero potuto rappresentare un’interessante evoluzione della commedia familiare. Invece, molti degli spunti introdotti rimangono inesplorati. Le difficoltà psicologiche di Cecilia e della figlia, il personaggio dello strozzino e molti altri elementi avrebbero meritato maggiore approfondimento. Qui, tuttavia, il problema è che diverse situazioni sembrano importanti nel momento in cui vengono introdotte, per poi perdere consistenza senza lasciare conseguenze sufficientemente chiare.
Anche alcuni sviluppi conclusivi lasciano perplessi. La rivelazione del tentativo di Cecilia di appiccare il fuoco al casale, con tutti al suo interno, è uno di quei passaggi che avrebbero bisogno di una preparazione narrativa e psicologica più incisiva. Senza un approfondimento adeguato del personaggio, il gesto rischia di apparire più come una svolta escogitata per alzare la posta in gioco e basta. Lo stesso vale per alcune dinamiche sentimentali, compreso il bacio tra la protagonista e l’amante dell’ex marito.
Il risultato è una sceneggiatura che fatica a trovare un equilibrio tra libertà creativa e coerenza. Le idee non mancano, anzi: sembra che ce ne siano troppe. Il problema è la loro gestione, perché non sempre si percepisce un legame organico tra ciò che accade. Anche il dialogo tra teatro e cinema rimane un tentativo interessante nelle intenzioni, ma poco incisivo nel risultato complessivo.
Se c’è un aspetto che merita davvero di essere riconosciuto, è invece il lavoro visivo. Le luci sono curate, suggestive e spesso capaci di imprimere alle immagini una dimensione drammatica e coerente. Assieme alle scenografie, sono gli elementi più riusciti del film. Resta poi l’idea di fondo, che conserva un certo fascino nonostante le difficoltà della messa in scena. La famiglia che prende forma nel casolare è disfunzionale, litigiosa e tutt’altro che rassicurante, ma possiede una sua strana vitalità. Racconta anche una possibilità alternativa alla famiglia tradizionale, insieme alla possibilità che legami apparentemente falliti continuino a esistere in forme nuove, imperfette e difficili da classificare. In questo senso, il film intercetta qualcosa di interessante.
Il limite è che questa intuizione rimane spesso soffocata dalla quantità di elementi che le vengono sovrapposti: la storia procede per accumulo, senza concedersi il tempo necessario per approfondire ciò che davvero conta. Così, le due ore di durata finiscono per pesare. Con una sottrazione più rigorosa, una pulizia della sceneggiatura e una maggiore attenzione all’evoluzione dei personaggi, il film avrebbe probabilmente guadagnato ritmo ed efficacia.
19/10/2026, 09:10
Marta Bello