Note di regia di "L’Assurda Storia della Gialappa’s Band"
Quarant’anni, sembra incredibile. Eppure è successo. Sono ancora ragazzi, quei tre. I capelli bianchi ingannano, non sono cambiati, i Gialappi hanno sempre la stessa voglia di far ridere gli altri. Un atto di generosità assoluta, se non fosse che si divertono per primi loro, fin dai tempi di Radio Popolare. Li racconto partendo da allora, da quando questi tre adorabili cialtroni, che non si conoscevano tra loro, si sono incontrati costituendo una premiata dritta che, da prima che Blissett militasse nel Milan, fanno ridere milioni di italiani. Il loro modo di operare è davvero unico al mondo. Da decenni commentano immagini, imprese, talento degli altri senza mai mostrarsi. Una scelta radicale, nel tempo in cui apparire è progressivamente diventata una ragion di vita. Hanno selezionato, scelto, scoperto gran parte dei talenti comici che hanno alimentato l’industria dello spettacolo e del cinema del nostro paese. Investigando sulla loro storia mi sono convinto che nel corso del tempo i Gialappi abbiano costituito un circo immaginario, formato da personaggi immaginari, sganciati dalla realtà, appartenenti a un mondo irreale e fantastico. Raccontiamo insieme a Teo la storia della separazione con Teocoli e con il signor Carlo le ragioni per le quali a un certo punto da tre sono rimasti due, ma sono sempre restati uguali. E forse, come la dinamica tra loro che il film documenta, sono e resteranno sempre legati con qualcosa di più grande dell’amicizia. Interviste, repertorio, divagazioni varie cercano di raccontare una storia certamente assurda, ma tanto divertente. E persino struggente.
Walter Veltroni