FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - Intervista a
Fabrizio Galatea, regista de "L'Incontro"
Fabrizio Galatea ha presentato nella sezione Special Screening della Festa del Cinema di Roma il suo documentario "
L'Incontro", incentrato sulla figura di Giorgio Bazzega e sul tema della giustizia riparativa.
Come è andata la proiezione romana?
Bene! L'incontro con la stampa molto bene, erano tutti preparati, alcuni anche commossi. Alla proiezione con il pubblico in sala c'erano quasi tutti i protagonisti, loro erano in visibilio, la gente ha reagito emotivamente bene, in modo forte.
Il tema è delicato, calibrare le emozioni non era semplice.
Ammeto che anche a me, riguardandolo, ha sempre un po' commosso, è davvero difficile avere un rapporto emotivo con il tuo materiale, quando lo rivedi tante volte...
Sappiamo bene che creare emozioni non è facile, ma dosarle è stato uno degli elementi più complessi da maneggiare. Ho provato a farlo con un rispetto quasi maniacale dei personaggi, ho studiato tantissimo. L'altro rischio era essere retorici e sembrare finti, dovevo trasformarlo in qualcosa di credibile.
Come sei arrivato a raccontare questo tema?
L'idea iniziale era una ricerca sul caso Moro, che avesse un punto di vista sull'umanità dei personaggi coinvolti, tutti, da Aldo Moro ai brigatisti. Mentre stavo studiando ho assistito a una conferenza e ho scoperto il Gruppo dell’Incontro, ispirato ai principi della Giustizia Riparativa e nato per far dialogare vittime e responsabili della lotta armata. Sono rimasto stupito.
Ho lavoro con un processo inverso, che si è ribaltato ancora: l' importante per me era parlare di giustizia riparativa e non rivedere gli anni di Piombo, anche se poi ci sono lo stesso nel racconto.
La scelta è di arrivarci lentamente, alla giustizia riparativa...
Sì, vero, ci vuole un po'... In montaggio mi sono chiesto spesso: regge questo equilibrio? Ma mi son convinto che inserire tutti i presupposti fosse indispensabile, se ti manca quello ti mancano le basi, non puoi capire bene il percorso di GIorgio Bazzega.
Lui sembra il protagonista perfetto: se lo avessi inventato non ti avrebbero creduto.
All'inizio avevo avuto diverse suggestioni, ho pensato anche ad Agnese Moro ma è molto schiva e non ama stare davanti alla camera. Poi dall'incontro con Giorgio ho capito in dieci minuti che la sua era una storia bomba, lui poi usa un linguaggio diretto, molto espressivo, c'era il paradigma di lui che era fascista, ultrà, violento e cocainomane e poi ha fatto il percorso che ha fatto.
Tra voci discordi sul tema "giustizia riparativa" e altre persone da intervistare, come ti sei mosso?
Ci è stato posto il dubbio se includere o meno un punto di vista diverso sulla giustizia riparativa, quello dell'Associazione vittime di terrorismo, ad esempio, che hanno una dinamica diversa. Io ero e sono contrario, quella è un'altra storia. Le vittime le rispetto a priori, cosa gli vuoi dire?
Per le voci "altre": il pensiero è stato a un certo punto di concentrarci sulla storia di Giorgio come centrale, con Franco Bonisoli che è il suo alter ego, e il loro un filo rosso che ci guida e porta ilr esto a incastrarsi con lui, naturalmente.
Che percorso farà questo lavoro, dopo Roma?
Abbiamo fissato l'uscita per il 15 dicembre 2026, a cinquant'anni esatti dalle morti di Sergio Bazzega, Vittorio Padovani e Walter Alasia, una scelta emblematica.
Lo accompagnerò il più possibile, so che c'è il rischio di creare in alcune vittime qualche disagio, anche in chi ha una visione partigiana legata a quegli anni: la speranza è che serva anche a far riflettere che ci sono altre strade, non solo l'elogio della vendetta o qualche dietrologia... Se ci sarà qualcuno che esprimerà anche dissenso o critiche andrà benissimo: l'importante è provare a esprimere la propria opinione e parlare. Abbiamo fatto il documentario proprio per questo.
20/10/2026, 17:02
Carlo Griseri