ALICE NELLA CITTA' 24 - Intervista ad Andrea
Brusa, regista de "L'Elisir d'amore"
Andrea Brusa presenta nella sezione Panorama Italia di Alice nella Città il suo secondo film da regista, "
L'Elisir d'Amore".
Un progetto pazzo, che si ispira all'opera di Donizetti, è in parte cantato ma non è un musical, ha dei non attori come protagonisti e un'ironia stralunata che coinvolge... come nasce?
Io amo il grottesco, ma in Italia non funziona! O almeno così mi ha sempre ripetuto il mio produttore, ma io non mi sono arreso e ho sempre cercato di trovare un modo... 2-3 anni fa si è creato uno spazio, dopo il Covid, e allora ho detto: facciamo film garibaldino!
Un film garibaldino in cui sei anche attore!
Attore, parola forte... Devo ringraziare la direttrice della fotografia di questo film, Eleonora Castiello, è stata fondamentale, abbiamo costruito insieme il film insieme, come dei matti... La verità è che la troupe non mi sopportava, quando ero davanti alla macchina da presa per loro era meglio, mi hanno chiesto la prossima volta di darmi una parte un po' più grande!
Ho investito anche direttamente in questo progetto, come un produttore di una volta: per me è stato più che solo fare un film, c'è stata la volontà (non epica) di fare un cinema folle e scalcagnato, ci siamo messi in gioco. Ci sono stati tanti momenti in cui tutto poteva saltare, i giorni di ripresa pochi ed è stato difficile.
Protagonista insieme a te è il baritono Ambrogio Maestri.
Lui è stato cruciale, è uno dei più grandi baritoni che ci sia. Ha accettato il progetto da subito, molto divertito, e quando le cose si sono complicate (non sto a dire troppo, ma un attore importante doveva essere al centro del film e all'ultimo si è ritirato, tra le altre cose) ha detto: ormai siamo amici, lo produco con voi, sarà il nostro film!
Ma come è nata la scelta dell'Elisir d'amore?
Nel 2019 avevo già intuito che si poteva fare qualcosa dall'opera, dopo aver visto una messa in scena meravigliosa con costumi e scene di Tullio Pericoli alla Scala. C'era Ambrogio, un omone di 2 metri per 160 kili, che sembra Gioacchino Rossini! Un uomo incredibile, che si diverte molto in scena, lo avevano vestito e truccato in modo goffo, colorato... avevo la sensazione che quello con lui non sarebbe stato un incontro deludente, ed è stato un incontro perfetto. Da lì è partito tutto.
L'Elisir è un melodramma giocoso. Mi sono chiesto ma oggi un personaggio come il suo, Dulcamara, che è un cialtrone meraviglioso nel libretto originale, potrebbe quasi sembrare l'ultimo degli idealisti, l'ultimo che ci crede ancora...? Mi affascinava moltissimo questa cosa: siamo circondati da integratori vari che ci faranno campare 120 anni, ma chi ne ha voglia con questa vita di inferno?
Il tono del film è molto particolare.
Da tanto tempo sentivo la necessità di raccontare una storia con questo tono, grottesco-surreale o come lo vuoi chiamare. Avrei potuto fare un film solo con le reazioni delle persone a cui l'ho presentato, quando leggevano la sceneggiatura! Quando scoprivano che il personaggio di Ambrogio parla solo cantando, mi chiedevano: maa parla per tutto il film così?!?!
Già "Le voci sole", il mio film precedente, volevo farlo diventare qualcosa di completamente diverso da quello che è, ma mi sono un po' spaventato (lo abbiamo girato in pieno Covid, senza prove, era molto parlato con il cellulare...), c'erano già abbastanza problemi.
Tu ami l'opera lirica, quindi: la dirigeresti?
Io sono un totale ignorante ma un grande appassionato di opera, sono innamorato di Donizetti come compositore, è poliedrico, aveva una velocità compositiva imparagonabile, ha scritto 76 opere di ogni tipo!
Cercavo un linguaggio di contaminazione, abbiamo lavorato molto su suono e musica, per un film che fosse a metà strada tra cinema e opera.
E sì, ne dirigerei una sapendo che non piacerà a nessuno!
I luoghi sono fondamentali.
Anche qui c'è stato un lunghissimo lavoro di ricerca, ero in dubbio fino all'ultimo se farlo in bianco e nero o no, ma per farlo avevamo bisogno di uno sfondo duro, pieno di muratura, che fosse quasi una prigione. Abbiamo girato tutto a Milano e nell'hinterland. Ho proceduto all'inverso: prima ho fatto il casting, poi ho cercato le location, poi ho scritto la sceneggiatura!
Come prenderanno questo film gli amanti dell'opera?
Sono curioso, non lo so, Donizetti era un uomo di grande spirito e pazienza, lui la prenderebbe bene (ho in mente una trilogia da Donizetti!).
Le Sciure del Loggione della Scala con cui di solito guardo le opere sicuramente elogerebbero Ambrogio, che adorano, ma ce l'avrebbero con il regista, come sempre del resto!
24/10/2026, 12:00
Carlo Griseri