GIORNI FELICI - Tra ribellione e desiderio di libertà
E’ geniale e profondamente femminista il nuovo film di
Susanna Nicchiarelli (Miss Marx, Chiara), “
Giorni felici”, con Carlotta Gamba e Riccardo Scamarcio, grazie al quale la regista prosegue il suo percorso nella narrazione di personaggi femminili.
Al centro del racconto c’è infatti la giovane Claudia, che ha una particolarità, della quale si vergogna e con la quale è difficile convivere: in situazioni emotivamente forti, le spuntano dalla bocca delle strane zanne, le mani diventano zampe con grandi artigli e le spuntano sulla schiena due bianche e grandi ali da angelo. Si concentrano così in lei una potenziale aggressività, la capacità di aggredire e fare del male e l’essere una creatura angelicata.
Inizialmente, guardando il film, ci si chiede il perché e tutto è avvolto nel mistero: ma il gioco è svelato solo nella seconda parte del film. Claudia (
Carlotta Gamba) è infatti fidanzata con un coetaneo dal carattere mite, che le vuole bene (
Bruno Orlando), ma il suo rapporto più lungo e tormentato lo ha avuto con Giorgio (
Riccardo Scamarcio), avvenente architetto di mezza età, con il quale ha trascorso giorni tutt’altro che felici. Nel periodo in cui sono stati insieme, l’essere più grande della giovane compagna, ha dato a Giorgio grosso agio nel manovrarla, nel farla sentire compresa, protetta, ma al tempo stesso insignificante, non dandole la giusta importanza e considerazione. Il rapporto con Giorgio è quindi sostanzialmente per Claudia una gabbia, ben rappresentata da una metafora che accompagna buona parte del film, quella della pièce di Samuel Beckett, da cui il film trae il titolo: “
Giorni felici”. Inserti della pièce del teatro dell’assurdo entrano nel film, con la protagonista Claudia che impersona il personaggio beckettiano di Winnie, una donna che vive imprigionata dalla vita in giù in un cumulo di terra, che ogni giorno si sveglia al suono di un campanello, che dà il via alla sua giornata ripetitiva e profondamente infelice. Proprio come la protagonista Claudia, Winnie ha una grande voglia di vivere e cerca di essere felice ad ogni costo, anche se la vita l’ha rinchiusa in una gabbia dalla quale non si può fuggire, metafora della routine alienante che molte donne vivono.
Claudia e Giorgio si lasciano e quando si rincontrano, qualche tempo dopo, tutto sembra essere cambiato: in realtà tutto tende a tornare come prima, con delle aggravanti in più. Giorgio, che teme di non poter più avere buon gioco con Claudia (ormai fidanzata con un altro), induce la ragazza a bere pesantemente in un locale nel quale si sono incontrati, per poi condurla nella sua nuova casa e avere un rapporto non consenziente con lei.
Ed ecco quindi svelato a cosa servono le stranezze di Claudia: le unghie e gli artigli a difendersi; le ali per spiccare – metaforicamente – il volo, come donna libera, che ha trovato la forza di ribellarsi a chi la vuole manipolare, sottomettere, abusare.
Si torna quindi all’immagine di Claudia bambina, quando per la prima volta la si era vista con le zanne, per accorgersi che anche un’altra, o potenzialmente altre infinite bambine, stanno tirando fuori le zanne e le unghie. Arriveranno finalmente, giorni nuovi, che più che “felici”, saranno liberi. Molto bravi i due protagonisti, che danno credibilità e corpo alle metafore contenutistiche, in un film molto particolare, che si ispira al lavoro della fumettista Zuzu, in cui Susanna Nicchiarelli fonda il “cinema dell’assurdo” di ispirazione beckettiana, per gridare al mondo tutta la forza delle donne.
26/10/2026, 17:16
Elisabetta Vagaggini