THE NAMELESS BALLAD - Zampaglione: "Il mio film più personale"
Federico Zampaglione sta accompagnando per l'Italia il suo nuovo lavoro come regista, "
The Nameless Ballad", in uscita dal 5 novembre con FilmClub Distribuzione. Lo abbiamo intervistato.
Ha definito questo film il suo più personale, come mai?
Sì, l'ho definito il mio film più personale anche perché ci sono degli elementi quasi autobiografici: la musica è il campo in cui mi muovo ormai da decenni e quindi ne conosco ogni sfumatura, nel bene e nel male, tutte le luci e tutte le ombre.
L'ossessione per la creazione e per poi migliorare il più possibile questa creazione è una cosa con la quale convivo da sempre ed è quella poi che ti porta avanti, è quella che non ti fa dormire di notte quando qualcosa non è esattamente come la volevi ed è anche quella che spesso fa sì che da fuori ti guardino e pensino che sei pazzo, ma tu stai semplicemente inseguendo all'infinito il tuo sogno, la tua idea, la tua espressione. Conosco molto bene l'ossessione e la passione quando è presa fino in fondo diventa sempre ossessione per qualsiasi mestiere.
Come ha scelto il cast?
I volti degli attori, soprattutto nel cinema horror, sono importantissimi, devono comunicarti una certa tensione e inquietudine solo a vederli. In questo caso si trattava di un musicista, ho iniziato quindi il casting cercando attori in grado di suonare e cantare realmente, volevo che tutto fosse autentico.
Di James Ward sin dai primi provini ho notato subito che aveva una grande familiarità con la musica, suona sempre dal vivo in tutte le sequenze del film. Poi ha questo volto tormentato che era perfetto per il ruolo, per il momento di stress e di ansia da prestazione che sta vivendo il suo personaggio.
Alana Boden mi è stata consigliata da lui perché si conoscevano: ho scoperto un'attrice veramente versatile che era in grado di entrare emotivamente in qualsiasi situazione in tempi rapidissimi, la sua è veramente una grande performance.
Torna a lavorare insieme a Giglia Marra.
Giglia è sempre un'attrice molto appassionata, quando lei sposa un ruolo tende poi piano piano a diventare quella persona, dalla prima volta che lo aveva letto era rimasta colpita dal personaggio di questa donna.
A un certo punto abbiamo iniziato a lavorare ed è stato molto impegnativo, lei ha perso 8 chili per essere spettrale come richiedeva il personaggio, ha anche preso lezioni di piano per essere credibile: è stato molto interessante girare con lei in questo film, ha subìto una vera trasformazione e quando arrivava truccata e vestita sul set anche la troupe tendeva a rimanere impressionata per quanto era entrata nel personaggio inquietante.
Ha scritto il film insieme a Barbara Baraldi, come avete lavorato insieme?
Con Barbara Baraldi già avevamo collaborato su un film precedente che non era andato però in porto, e c'eravamo riproposti di tornare a fare qualcosa insieme. Questo film è sembrata l'occasione giusta, io avevo scritto una prima versione della sceneggiatura che lei ha letto e ne è rimasta molto colpita e così ha iniziato a lavorarci.
È stato un bellissimo tandem, siamo due persone che amano profondamente il cinema di genere in tutte le sue declinazioni e Barbara ha un'anima veramente molto dark quando scrive, quindi diciamo che la nostra è stata una collaborazione che ci ha portato a voler analizzare l'oscurità il più possibile.
Questo film è sempre un horror, ma molto diverso dal precedente “The Well”.
The Well è un film molto grafico, molto violento, a tratti quasi grottesco. A me però piace sempre spostarmi e cambiare perché ridire le stesse cose è un'esperienza poco stimolante per me, quindi dopo aver esplorato un cinema così sanguinario e esplicito come quello ho sentito il bisogno di raccontare la paura da un'altra angolazione, una paura più silenziosa che però si insinua sottopelle e quindi ho puntato molto di più sull'angoscia, sulla tensione, sulla suspense. Amo tutti i tipi di emozioni forti e quindi al di là dello shock visivo mi interessava confrontarmi con un film che portasse veramente l'angoscia sottopelle allo spettatore.
Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro?
Non so cosa c'è nel mio futuro, devo tenere a bada le mie ossessioni: a tratti devo sottrarmi e cercare, dopo essermi impegnato per mesi su un progetto – che sia musica o cinema – devo crearmi spazi di libertà mentale se no rimango sempre chiuso dentro queste ossessioni!
30/10/2026, 11:00
Carlo Griseri