NELLA COLONIA PENALE - In streaming dal 9 novembre
In Sardegna esistono ancora oggi tre delle ultime colonie penali attive in Europa: in queste case di lavoro all’aperto, i detenuti scontano la pena dividendo il loro tempo tra le mura della cella e il lavoro. Lo racconta “
Nella colonia penale”, un film di Gaetano Crivaro, Silvia Perra, Ferruccio Goia e Alberto Diana, che si immerge in questi spazio di eccezione: sarà disponibile in streaming da lunedì 9 novembre su OpenDDB (tutte le informazioni sono sul sito: https://openddb.it/film/nella-colonia-penale/). Il film ha vinto il Premio Marco Zucchi alla Semaine de la Critique del festival di Locarno 2025 e il Premio Corso Salani al 37° Trieste Film Festival.
Girato in quattro episodi da diversi autori e autrici, il doc racconta un regime carcerario retaggio del passato, sul punto di scomparire, lontano dalla nostra società, ma di cui è allo stesso tempo una diretta emanazione della stessa. Sono queste le colonie penali, nascoste in luoghi quasi inaccessibili: qui i detenuti coltivano la terra, allevano animali da pascolo, svolgono compiti di manutenzione della stessa struttura in cui sono rinchiusi. A Isili, Mamone, e Is Arenas i detenuti sono perlopiù persone migranti. Nel doc non si racconta la loro provenienza o i loro reati, o per quanto tempo ancora dovranno stare lontani dal mondo. Il lavoro scandisce il tempo fermo e dilatato della prigionia, in cui l’uomo e animale vivono a stretto contatto. Il dispositivo di sorveglianza e repressione sembra ripetersi immutato di fronte alla macchina da presa, di colonia in colonia. Cambiano i volti, le guardie e i condannati, ma il sistema di controllo rimane il medesimo. Nell’ex colonia penale dell’Asinara, quando il rapporto tra carceriere e carcerato viene meno, tra le rovine delle prigioni abbandonate emerge una nuova dialettica di sopraffazione, che vede a confronto l’animale in libertà di fronte all’essere umano.
“Fin dal primo momento, abbiamo considerato le colonie penali non soltanto uno spazio di privazione della libertà, ma anche come la rappresentazione di uno stato di eccezione - si legge nelle note di regia - La condizione dei detenuti come lavoratori all’aperto rendeva il loro stato di prigionia ancora più inusuale, quasi fosse un privilegio rispetto a chi trascorre 24 ore su 24 chiuso in cella. È da questa osservazione che si è manifestata una rivelazione importante per noi: la parziale sovrapposizione tra il detenuto della colonia penale (oggi chiamata ‘casa di lavoro all’aperto’) e il lavoratore salariato, inserito all’interno di meccaniche di discipline, controllo e violenza. Questo assunto kafkiano è stato fondamentale per riscrivere il film in fase di montaggio.”
06/11/2026, 09:23