Note di regia di "Rondolino Docet"
Raccontare un professore, un grande storico del cinema e l’inventore di una manifestazione d’avanguardia come il Festival Internazionale Cinema Giovani - poi trasformatosi nell’attuale
Torino Film Festival - è prima di tutto una grande avventura della memoria. Della mia memoria, innanzitutto, ma anche di quella dei suoi studenti, degli amici, della famiglia e dei colleghi: tutte persone che, in modi diversi, hanno attraversato il vasto mondo di Gianni Rondolino. Perché egli non è stato soltanto un docente universitario o uno storico del cinema. Oggi, probabilmente, lo definiremmo un influencer, anche se questa parola gli sarebbe forse sembrata curiosamente divertente. Rondolino lo è stato nel senso più nobile e profondo del termine: una personalità capace di orientare la formazione, le scelte, la curiosità e pertano la vita di chi gli stava intorno. Ha contribuito alla nascita cinematografica di decine di registi, sceneggiatori e tecnici del nuovo cinema torinese. Ha formato grandi critici come Steve Della Casa, futuri direttori di festival come Alberto Barbera, oltre a studiosi e insegnato che avrebbero a loro volta trasmesso la passione per la settima arte alle generazioni successive. Il Professore aveva la dote di trasformare una lezione di cinema in qualcosa di vivo. È stato ispiratore di film, di iniziative culturali e di avventure cinematografiche; alcune realizzate, altre fallite, altre ancora rimaste soltanto dei sogni. Ma tutte nate dalla sua inesauribile curiosità e dalla sua passione di storico che non considerava mai il cinema come qualcosa di morto, conservato nei libri o negli archivi. Per lui la storia era carne viva. Ed è esattamente da questo concetto di vitalità che muove il film.
Mimmo Calopresti