Sinossi *: Una composizione strumentale struggente, scritta insieme a Max Calò, con i fiati del musicista jazz Raffaele Casarano, che si apre con la voce di Antonio Montinaro tratta da un’intervista realizzata poco prima di morire (“La paura è qualcosa che tutti abbiamo. Chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. È un sentimento umano. È la vigliaccheria che non si capisce, e non deve rientrare nell'ottica umana. Io, come tutti gli uomini, ho paura, indubbiamente, ma non sono vigliacco Me ne sarei già andato”), seguita dalla voce di Matilde Montinaro: una lettera al fratello (“Antò un tempo lunghissimo che ci separa da quel 23 maggio 1992. Era un giorno come tanti, e lungo l'autostrada 29 la tua auto correva veloce. Il rombo sovrastava il suono del vento caldo di Sicilia, come se nulla potesse fermarla. La strada che percorrevi ti conduceva verso un futuro che nessuno poteva prevedere. All'improvviso un boato. 500 chili di tritolo esplodono sotto l'autostrada che porta a Capaci. La terra trema, la tua auto è sollevata da una forza immensa. Le lamiere si piegano, si disintegrano nell'aria come fossero carta straccia. Il 23 maggio 1992 il destino ti aveva raggiunto con una crudele velocità. Quel giorno, la vita ci ha sorpreso, segnato, e forse anche cambiato. Quei 500 chili di tritolo sono entrati violentemente in casa nostra. E da allora niente, dico niente, è stato più come prima. Il 23 maggio 1992, Fratello mio, è una di quelle date che ha segnato la fine di una vita, ma anche l'inizio di una storia, la tua, quella di Antonio Montinaro”).