Sinossi *:
Questo film sperimentale di 40 minuti entra nel nucleo operativo di iosonovulnerabile. Non lo rappresenta. Ci sta dentro. Non c’è una sequenza. C’è un campo. Un flusso continuo di immagini macro in cui la scala cede e la materia diventa paesaggio. Le superfici si aprono. Si ispessiscono. Cedono. Nulla resta fermo abbastanza a lungo da essere nominato. Le opere reagiscono. Assorbono. Registrano. Si modificano. Sono “Organismi Artistico-Comunicanti”. Luce, umidità, tempo, contatto: non fanno da sfondo. Intervengono. Incidono. Spostano gli equilibri. L’opera non è un risultato. È un processo esposto. Un corpo sotto pressione. La camera non osserva. Entra. Sta addosso alle cose fino a farle sentire. Il dettaglio non descrive: compromette. Quello che appare non è forma compiuta, ma formazione. Non immagine, ma emergenza.

Nel tempo del film qualcosa si accumula. Una tensione che non si risolve: tra controllo e perdita, struttura ed erosione, presenza e sparizione. Gli organismi provano a stabilizzarsi e subito scivolano via. Qui la vulnerabilità non è un tema. È una condizione che accade. Nella materia. Nel tempo. Senza ritorno.

Il film sperimentale sposta lo sguardo. Non più arte come oggetto, ma come sistema vivente. E lo spettatore non resta fuori: è implicato. Deve avvicinarsi. E stare dentro a ciò che continua a diventare.

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