Sinossi *: Fernanda Wittgens entra per la prima volta a Brera nel 1928. Intellettuale coraggiosa e visionaria, dopo pochi anni diventa direttrice della Pinacoteca. Durante la guerra rischia la vita per proteggere e salvare le opere d’arte dai bombardamenti, aiuta perseguitati politici e famiglie ebree a fuggire dal regime, e per il suo impegno antifascista viene incarcerata. Dopo la Liberazione, si batte per ricostruire Brera e per un’idea di museo aperto e accessibile a tutti. Eppure, nonostante il valore pionieristico della sua opera, dopo la morte viene dimenticata.
Di fronte alla sfida di raccontare la storia di Fernanda Wittgens con un materiale visivo molto limitato - poche fotografie, un frammento di filmato di cinque secondi e alcune lettere - due registi trasformano questo limite in un’opportunità creativa, invitano l’attrice Sara Drago e la storica dell’arte Giovanna Ginex, che da tempo studia e difende la figura di Wittgens, in uno studio di registrazione per “ridare” la voce di Fernanda - in senso letterale e simbolico - a partire dalle sue lettere. L’assenza di immagini diventa un motore narrativo, dando vita a un esperimento cinematografico intimo e riflessivo: il “dietro le quinte” si trasforma esso stesso in racconto, intrecciando le lettere di Fernanda con la relazione che nasce tra Sara e Giovanna. Ne emerge un gioco di specchi, un confronto a più livelli in cui l’attrice e la storica esplorano la figura di Fernanda da prospettive diverse, l’una incarnandola, l’altra interrogandola. Ciò che ne nasce è una riflessione su temi attuali: la lotta delle donne per il riconoscimento, il ruolo degli uomini nel sostenere il cambiamento e il potere dell’arte come atto politico. In questo gioco di specchi, di rimandi e di riflessioni sul presente, Anatomia di un ritratto è anche un film sul cinema stesso: sulla sua capacità non tanto di ricostruire una vita, quanto di evocarla e renderla, ancora una volta, presente.
Note:
Liberamente ispirato dal libro "L’Allodola" di Giovanna Ginex e Rosangela Percoco, Edizioni Salani.
I materiali d’archivio presenti nel film sono tratti da:
Archivio Fernanda Wittgens Fondazione Elvira Badaracco, Studi e documentazione delle donne ETS
Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense
Archivio Storico LUCE CINECITTÀ
RSI Radiotelevisione svizzera
RTS Radio Télévision Suisse
SRF Schweizer Radio und Fernsehen
CINESCATTI
Fondazione Cineteca di Bologna
Cineteca Milano
CHI ERA FERNANDA WITTGENS
Fernanda Wittgens nasce a Milano il 3 aprile 1903 da padre austro-italiano e madre italo-ungherese. Tra il 1921 e il 1926 studia all'Accademia Scientifico Letteraria di Milano, dove segue i corsi di Paolo D'Ancona. Nel 1927 conosce Ettore Modigliani, direttore della Pinacoteca di Brera e suo futuro maestro. Il 2 febbraio 1928 entra nei ruoli del Ministero dell'Istruzione ed è assegnata alla Pinacoteca di Brera, dove lavorerà per tutta la vita. Tra il 1935 e il 1938, dopo l'allontanamento di Ettore Modigliani e di Paolo D’Ancona a causa delle leggi razziali, si adopera per sostenerli e tentare il loro reintegro. Con l'entrata in guerra dell'Italia, nel giugno 1940, partecipa all'imponente operazione di messa in sicurezza delle opere della Pinacoteca di Brera e di numerosi musei lombardi, trasferendole in rifugi sicuri. Durante i bombardamenti dell'agosto 1943 Brera viene gravemente distrutta, ma le collezioni sono già state salvate. Dopo l'8 settembre 1943 entra nella rete clandestina che aiuta ebrei e perseguitati politici a espatriare in Svizzera, contribuendo anche alla salvezza di Paolo D’Ancona e della sua famiglia. Il 14 luglio 1944 viene arrestata con l'accusa di favoreggiamento dell'espatrio clandestino e assistenza agli ebrei perseguitati. Condannata dal Tribunale Speciale fascista a vent'anni di carcere, sarà liberata
dopo la fine della guerra. Nel maggio 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale la nomina commissario straordinario dell'Accademia di Brera. Nel 1946 torna a lavorare accanto a Ettore Modigliani e inaugura la “Piccola Brera”, primo nucleo della Pinacoteca ricostruita. Dopo la morte di Modigliani, nel 1947, assume anche la reggenza della Soprintendenza. Nel 1950 è nominata Soprintendente alle Gallerie della Lombardia e inaugura la Pinacoteca di Brera ricostruita. Convinta del ruolo pubblico del museo, promuove una pionieristica attività educativa rivolta a scuole e cittadini e riceve numerosi riconoscimenti istituzionali per il suo impegno nella tutela del patrimonio artistico e per l'aiuto prestato agli ebrei durante il nazifascismo. Nell’edizione della mostra del cinema del 1952 era l’unica donna nella giuria della sezione film scientifico e del documentario d’arte. Il 2 giugno 1954 il presidente della Repubblica conferisce a Wittgens il diploma di I classe con medaglia d’oro per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte, e qualche mese dopo è insignita dell'onorificenza di Ufficiale dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”. Muore a Milano l'11 luglio 1957. Il 14 luglio 2026 la Commissione dello Yad Vashem la riconosce “Giusta tra le Nazioni” per aver salvato numerosi ebrei durante la Shoah, mettendo a rischio la propria vita.
NOTA PERSONALE DI SARA DRAGO
Quando Valentina Materiale, casting director milanese, ha fatto il mio nome al produttore, Marco Malfi Chindemi, la mia Agente, Donatella Franciosi, mi ha scritto: l’Arte ti chiama!
Questo viaggio è stato un processo artistico di rara bellezza professionale e umana che non dimenticherò.
Processo è la parola chiave che racchiude l’esperienza che è stata e continua ad essere Anatomia di un Ritratto. Entrare nel mondo di Fernanda è stato un privilegio. Mi sono sentita come un’investigatrice. Inizialmente mi sono messa a studiare: lettere, libri, articoli di giornale, pochissime fotografie. Mi sembrava di essere tornata all’ università, avevo bisogno di capire, apprendere, approfondire. Nel mentre ci sono stati gli incontri con i registi, la produzione e la sceneggiatura. Un cerchio di persone che si interrogavano sulla forma che avrebbe potuto avere questo film, i temi da toccare, come rievocare questa donna straordinaria, che non amava affatto apparire, che era devota al fare! Un cerchio di professionisti dove i diversi ruoli e posizioni sono serviti a specificare le regole del gioco e non a creare dinamiche di potere.
Una rara collaborazione felice e orizzontale tra tutte le parti. Credo che questo abbia fatto, anche, la potenza del film.
Abbiamo riflettuto molto sulle funzioni di ogni protagonista di questa storia: io, in quanto attrice, con un’attitudine di creazione molto artigianale ed empirica, Giovanna Ginex, storica dell’arte, la più preparata di tutti noi sulla figura di Fernanda, la regia, Mattia Colombo e Francesco Clerici, attenti a guidare il processo senza imbrigliarlo, il supporto di tutte e tutti sul set, in particolar modo quello di Giulia Cosentino, aiuto alla regia attenta e coinvolta.
È stato come fare un bel po’ di “prove a tavolino”, come si usa dire in teatro, per poi andare in scena e quello che accade accade, si surfa!
Per arrivare pronta alle riprese mi sono preparata con una coach americana, Michèle Lonsdale Smith, con cui ho riflettuto profondamente sulla differenza tra chi è e come agisce Sara e chi era e come agiva Fernanda. È stato come fare archeologia del profondo insieme, tra le tracce di un passato che continua a riecheggiare.
Poi il set, si iniziano le riprese: e finalmente ho conosciuto Giovanna per la prima volta, volutamente tenuta nascosta da Mattia e Francesco, davanti alle telecamere, il primo giorno!
È stato affascinante vivere l’evoluzione del nostro rapporto, in relazione a Fernanda, a ciò che stava già rimbalzando nei nostri inconsci, di tutta la troupe, anche. Non ho alcun timore ad affermare con certezza che quel che è accaduto sul set è stato qualcosa di magico, mosso da una buona stella, protetto e creativo, umano e professionale, potente. Preparato con amore e cura e poi lasciato camminare con la curiosità di vedere… cosa diventerà? In che modo ci parlerà?
E potente è stato l’incontro con Fernanda che ha lasciato un segno forte. Mi ha fatto “voltare l’angolo”, su un piano interiore profondo, rispetto a dinamiche personali di donna di 35 anni, che agisce e viene agita nel mondo. Oggi sono più consapevole, forte, spregiudicata e ferma, anche grazie all’incontro con Fernanda e con Giovanna. Due donne, una viva e una che non c’è più, che hanno lasciato il segno.
NOTA PERSONALE DI GIOVANNA GINEX
Non ero mai stata su un set.
O meglio, qualche ripresa per podcast, interviste, brevi servizi sul mio lavoro, c’erano stati, ma mai su un set vero e proprio: per Anatomia di un Ritratto, produttore, regista (due!), sceneggiatrice, tecnici del suono e delle luci, e molti altri. Una folla indaffaratissima di professionisti, tutta attorno a me.
E poi, il luogo, l’ambiente, lo spazio. Quando sono entrata nello studio di registrazione, il primo giorno, con la mia piccola valigia per il cambio abiti, sono rimasta senza parole. Mi trovavo nel tempo, nello spazio di Fernanda. La sua scrivania - anche se non era la sua scrivania - le sue carte: lei poteva arrivare, sedere lì, da un momento all’altro.
Da lì, da quel punto, ho assistito alla creazione, o meglio al divenire, di una magia: l’invenzione filmica, il pensiero e la concretezza delle azioni e dell’esperienza fusi insieme, in armonia.
La massima magia è seguita a breve. La creazione di Fernanda, ovvero la metamorfosi di Sara. Voce, corpo, gesti, sguardo. Tutto in lei si trasformava per fare entrare Fernanda. Sara l’ha accolta, compresa in sé stessa, che è ben più, mi pare, che interpretare un ruolo.
Come Fernanda, sono una storica dell’arte, ho a che fare da decenni con dipinti, sculture, illustrazioni, stampe, fumetti, fotografie, filmati e ogni altra produzione visiva; e poi con archivi, biblioteche, testimonianze orali. Oggetti e strumenti del mio, del nostro mestiere. Convocata nella magia ho cercato di fare del mio meglio: rimanere me stessa.
Grazie, che è ancora troppo poco, a Marco, Francesco, Mattia, a tutte e tutti, sul set e poi nella produzione.
A Sara, la riconoscenza profonda per avere accolto Fernanda nel suo cuore.