Sinossi *: Il documentario è un'esplorazione dei luoghi e della temperie culturale, caratteristiche essenziali della vicenda artistica di Alfonso Gatto e delle sue poesie partendo dalla prima raccolta pubblicata nel 1932, Isola, edito dalle Edizioni Libreria di Napoli, considerato dalla critica l’ingresso del giovane autore nel movimento ermetico italiano.
Il docufilm ruota intorno al tema della poesia come rifugio, come spazio felice e intimo in cui il poeta può assaporare la gioia pura dell’esistenza.
E si sofferma ora evocando, ora spiegando, ora interpretando il suo mondo poetico, con l’aiuto di Silvio Ramat, suo esegeta.
Note:
"Isola. Luoghi e Miti di Alfonso Gatto" è un documentario che riporta la poesia di Alfonso Gatto nei luoghi e nelle vite di oggi, facendola risuonare come voce viva di identità, memoria e cura. Un viaggio nel Mezzogiorno dove l’arte diventa incontro, educazione e coesione sociale. Un progetto che usa il cinema per trasformare la cultura in esperienza condivisa e generatrice di futuro.
"Isola" (Napoli, 1932) è il libro d'esordio di Alfonso Gatto, il testo con cui il poeta appena ventitreenne entra nella scena letteraria italiana. È un canzoniere breve e limpido, in cui il paesaggio del Sud, il mare, la terra, le cose povere, la memoria dell'infanzia, si trasfigura in una parola rarefatta e senza tempo. Il titolo dice già molto: l'appartenenza a un luogo e insieme una condizione di separatezza, l'isola come radice e come solitudine. È qui che si costituisce quella che è stata definita una «grammatica ermetica», e che il poeta stesso descriverà come ricerca di «assolutezza naturale»: un linguaggio allusivo, ricco di motivi melodici, tipico di una poetica dell'assenza e dello spazio vuoto. In queste pagine domina il senso della "bontà" della natura e una passione per le "cose povere", che riportano alla memoria dell'infanzia e a un antico passato contadino e meridionale. È questo nucleo intimo che, senza sostanziali modificazioni, farà poi convergere spontaneamente la poesia di Gatto nell'orizzonte del neorealismo. Così Isola fa da ponte tra la stagione propriamente ermetica e una lirica successiva d'impegno morale e civile, un trapasso segnato dall'esperienza della guerra e della Resistenza. È da questo primo libro che parte l'intero cammino del poeta, e a cui, di raccolta in raccolta, non smetterà mai davvero di tornare.
Alfonso Gatto (Salerno 1909 - Orbetello 1976) è uno dei grandi poeti italiani del Novecento. Nasce sul mare, in una famiglia di marinai e piccoli armatori, e da quel Sud non si allontanerà mai davvero: sarà la sua patria segreta, la fonte a cui torna per tutta la vita. Giovanissimo lascia gli studi per difficoltà economiche e attraversa anni inquieti, facendo il commesso di libreria, il giornalista, l'insegnante. Ha poco più di vent'anni quando, nel 1932, pubblica il suo primo libro, Isola. Bastano quei versi perché due voci fondamentali della poesia italiana, Sandro Penna ed Eugenio Montale, lo notino subito e ne riconoscano il talento raro. È l'inizio di un percorso che lo porterà tra i protagonisti dell'ermetismo, la stagione poetica che negli anni Trenta cerca una parola pura, essenziale, capace di dire molto con pochissimo. Ma Gatto non è solo un poeta di scuola. Arrestato per antifascismo, partecipa poi alla Resistenza, e la sua poesia attraversa la guerra facendosi voce civile, ferita, testimone. Negli anni della maturità ritrova un canto più disteso e luminoso, che riscopre il Sud, la memoria, gli affetti familiari. È stato anche prosatore, autore di libri per l'infanzia, pittore e acquerellista. Il titolo di quel primo libro, Isola, dice già tutto di lui: l'appartenenza a una terra e insieme la solitudine di chi la porta dentro ovunque vada. È da qui che questo film parte per raccontarlo.
Note dell’Autore
C'è una valigia che nessuno ha mai finito di aprire. È quella di Alfonso Gatto, il poeta che dal 1929 attraversa l'Italia, e non solo, cogliendone come pochi la forza della resistenza, e raccontando la lunga schiera delle vittime di un potere che non sa unire gli uomini. Eppure, accanto all'ombra, Gatto apre sempre lo scenario opposto: la ricchezza della lingua, i tesori del paesaggio umano e naturale, la Storia che scorre attraverso i secoli e i suoi protagonisti, grandi e minimi, lungo oltre mezzo secolo, dal primo libro del 1932 fino al 1976. In lui poesia e vita sono un'unica testimonianza d'amore, come scrisse Montale nell'epigrafe funeraria. «Io credo che, finché vivrò, più importante della mia poesia sia la mia vita», confidava il poeta in una registrazione Rai. È il poeta con la valigia: uno spazio ancora tutto da riscoprire, un respiro più lungo di quanto immaginiamo, un pianeta, anzi una galassia, come lo chiama Silvio Ramat, il suo maggior conoscitore. Se la meraviglia è l'inizio del sapere, come ci hanno insegnato i Greci, lasciamoci allora sorprendere dal suo modo di guardare: la vita che scorre, la luce dentro la morte, i suoni delle parole come fili di una tela in cui non siamo prede, ma bambini che vogliono respirare e crescere. Testimone e mai spettatore, Gatto non si lascia irretire dal potere: ne segue gli itinerari con una ferma coerenza etica e una padronanza della lingua che è stata exemplum per generazioni. Ad accompagnarci saranno i suoi luoghi, le sue orme letterarie e fotografiche, e le voci di chi ne ha ricostruito la trama, da Silvio Ramat a Francesco D'Episcopo. Perché questa non vuole essere che un lungo respiro, per far vivere ancora l'uomo, il poeta, il nostro compagno di viaggio: Alfonso Gatto.