Note di regia di "Dom"
Quando ho incontrato Mirela, ho percepito in lei due anime: l’essere madre oggi e l’essere figlia ancora segnata dall’abbandono. Il suo ritorno intimo a Sarajevo è un viaggio simbolico, alla ricerca della propria origine. In questo viaggio emergono come frammenti di sogni i filmati d'archivio della Sarajevo assediata che colmano i vuoti di una memoria spezzata.
Durante le riprese si è instaurato un dialogo creativo ed emotivo senza cesure fra campo e fuori campo, guidato da una consapevolezza etica supportata dal metodo dello psicodramma applicato in fase di riprese nella piena partecipazione di una figura professionale preposta all’ascolto e al dialogo nella tutela di tutti i ruoli in gioco, troupe inclusa e di Mirela soprattutto; in relazione alla camera, alla produzione sul set e all’intero arco temporale di lavorazione.
Da un punto di vista stilistico il linguaggio visivo e sonoro si è modellato quasi per osmosi sulle forme di questo rapporto umano. La scelta del formato 4:3 va nella direzione della compressione dello spazio in un quadro psicologico “ravvicinato”, dove i suoni e la musica sono espressione di un flusso interiore.
Questo film racconta una storia profondamente personale ed insieme universale, di sradicamento e di ricerca di appartenenza. Nel seguire questa storia con Mirela, mi sono avvicinato, quanto più possibile allo sguardo di un bambino e a un sentire libero, non ancora giudicante.
La guerra sradica i bambini dal proprio contesto di vita e li condanna ad una perenne ricerca delle proprie radici; per tutti estremamente dolorosa, per pochi, e Mirela tra questi, di riuscita riappropriazione.
Massimiliano Battistella05/08/2025, 19:04