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VENEZIA 82 - DOM di Massimiliano BattistellaSinossi *: Mirela, quarantenne bosniaca, vive a Rimini con il compagno e i due figli. Spinta da un passato irrisolto, torna a Sarajevo, dove ha vissuto fino all’età di dieci anni all’orfanotrofio Dom Bjelave. Evacuata su un convoglio umanitario allo scoppio della guerra, ritrova ora gli amici d’infanzia: Amela, la sua migliore amica, e Branko, una figura quasi fraterna. Insieme riscoprono la città e la casa famiglia moderna che un tempo l’ha accolta. Inizialmente riluttante e piena di risentimento verso il ricordo della madre, Mirela avverte un senso di perdita indefinito ma potente. Il suo viaggio si trasforma in una ricerca della madre, e di se stessa, che la conduce al villaggio montano dove era nata, nella Republika Srpska, per recuperare il certificato di nascita. Attraverso filmati d’archivio della Sarajevo assediata e ricordi intimi, intreccia la memoria personale con la storia di un intero popolo.
Note:
DOM è stato sviluppato nell’ambito del programma CPH:DOX 2024 e selezionato agli AJD Industry Days / Rough Cut di Sarajevo 2024.
BREVI CENNI STORICI
La guerra in Bosnia, una delle tragedie più gravi del secondo dopoguerra europeo, ebbe inizio nella primavera del 1992, subito dopo la dichiarazione di indipendenza della Bosnia dalla Jugoslavia. Il conflitto vide contrapposte le forze del governo bosniaco, prevalentemente musulmane, contro l'Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le milizie serbo-bosniache, che volevano ostacolare l'indipendenza e creare una Repubblica Serba autonoma all'interno della Bosnia. La guerra terminò dopo gli accordi di Dayton del novembre 1995, di cui nel 2025 ricorre il trentennale, che posero ufficialmente termine alle ostilità e sancirono la fine del conflitto, lasciando il paese in parte ancora diviso tra le etnie serbo-bosniaca, croata e bosniaca musulmana forse più per cause politiche e amministrative che per reale sentimento della cittadinanza. Il conflitto si inserisce all'interno delle guerre jugoslave che si svolsero tra il 1991 e il 2001, all'indomani della dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. L'evento più tragico del conflitto fu l'assedio di Sarajevo, che durò dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996 ed è stato il più lungo assedio della storia moderna. Sarajevo, capitale della Bosnia, fu circondata e isolata dalle forze serbo-bosniache, che bloccarono strade e rifornimenti, interrompendo servizi essenziali come acqua, elettricità e riscaldamento. La città fu posta sotto assedio e bombardata dalle posizioni sulle colline circostanti con artiglieria pesante e cecchini, causando oltre 12.000 morti, per lo più civili, e decine di migliaia di feriti.
I LUOGHI, IL DIPANARSI DELLA STORIA
Maggio 1992. L'assedio di Sarajevo è in atto da poco, ma le condizioni di vita per gli assediati sono già difficili, la città viene bombardata ogni giorno, mancano luce, acqua e cibo. Così anche per i piccoli ospiti, orfani e minori con situazioni familiari disagiate, dell'orfanotrofio "Ljubica Ivezić" che nel 1997 cambierà nome in "Dječiji dom Bjelave”, non si riesce ad assicurare loro le minime condizioni di vita e si rende necessario adoperarsi per portarli in luoghi sicuri, fuori da Sarajevo. Nel luglio 1992 viene organizzato dalla Prima Ambasciata dei Bambini PDA (Prva Dječija ambasada Medjaši) un convoglio di due pullman che porterà 67 bambini di Sarajevo, di cui 46 dell'orfanotrofio, verso l'Italia. Arrivati in autobus fino a Spalato, sulla costa croata, hanno poi raggiunto Milano, da cui, grazie al supporto del Comune, i bambini dell'orfanotrofio sono stati divisi in due gruppi: i 35 con età inferiore ai 10 anni sono stati accolti al "Centro Mamma Rita" di Monza, mentre 11 sono stati destinati alla colonia estiva "Santa Maria del Mare" di Bellaria Igea Marina, in provincia di Rimini, realtà entrambe gestite dalle Suore Orsoline. Fin dai primi giorni della guerra iniziata il 6 aprile del 1992, la probabilità di morte era elevata. Il bilancio complessivo della guerra di Bosnia, durata tre anni e mezzo, fu di 100mila morti e 2 milioni di profughi. Si immaginava una risoluzione rapida, "Passerà presto" si diceva. Si è troppo a lungo preferito ignorare la terrificante gravità del conflitto sotto gli occhi dell’Europa intera. Sarajevo e il suo assedio tornano alla memoria nel trentesimo anniversario dell’epilogo di una guerra civile nel cuore dell’Europa, emblema e monito di tante, troppe guerre cui continuiamo ad assistere in un quadro di crescente impotenza del diritto internazionale, che vede forse anche in questo conflitto uno degli snodi chiave del suo progressivo indebolimento. I “profughi” bambini arrivati nel luglio del 1992, sono poi rimasti in Italia diversi anni invece che tornare dopo pochi mesi come si era pensato, a causa del prolungarsi della guerra, molti di loro non hanno più fatto ritorno in Bosnia, come Mirela che ha proseguito il suo cammino di crescita nella stessa Rimini che l’aveva accolta a 10 anni e dove la ritroviamo oggi, a 40, donna, moglie e madre…