Note di regia di "Mare Fuori - Sesta Stagione"
Mettere in scena il microcosmo che esiste all’interno di un istituto penitenziario per minorenni è un’occasione straordinaria per raccontare sogni, dolori e speranze di un gruppo di adolescenti. È un luogo chiuso, uno spazio diverso, un mondo a parte, ma allo stesso tempo è anche una dimensione che sa intersecare la vita oltre le sbarre in modo imprevedibile e struggente. In questa stagione, oltre a mantenere continuità con la serie in termini di avventure giovanili tra crimine e riscatto, il percorso di recupero e redenzione dei ragazzi è preponderante. Le amicizie e gli amori che nascono ‘lì dentro’ sono propedeutici alla vita che scorre ‘là fuori’. Veterani dell’istituto incrociano nuovi personaggi ma entrambi conquistano la vera libertà solo quando l’amore vince sull’odio. La presa di coscienza di questa dinamica è l’autentico cardine della regia: ogni quadro, ogni panoramica, ogni paesaggio, tutto si muove in questa direzione. Quindi, nonostante la coralità del racconto, i desideri più profondi e l’intimità dei personaggi giocano un ruolo dominante grazie all’accentuato lirismo delle scene e alla musicalità della visione che alterna passato e presente senza soluzione di continuità. Lo spazio interiore e l’arena pubblica sono evidenziati con un maggiore contrasto tra la vita in cella, quella in cortile e le uscite in permesso. La peculiarità di questa comunità di ragazzi ‘interrotti’ è che i loro rapporti non sono filtrati dai social media e quindi le relazioni interpersonali sono basate su emozioni, reazioni, affetti, sguardi autentici, a cui non si possono sottrarre o che non possono facilmente camuffare. Ho voluto sottolineare questo aspetto perché mi sta molto a cuore rappresentare dei ragazzi che imparano a vivere proprio perché riescono ad essere sé stessi. Insomma, è la vera relazione che li porta ad essere consapevoli e a crescere, ovvero la quintessenza di "
Mare Fuori".
Beniamino Catena