Note di regia de "Il Vangelo di Giuda"
C’è un frammento di Giuda in ciascuno di noi. Nelle scelte sbagliate, nei silenzi vigliacchi, nei tradimenti grandi o piccoli che segnano il nostro passaggio nel mondo. L’idea del film nasce da qui: dal riconoscere Giuda non in un altro, m a in una parte di me. Non è solo un film su di lui, ma su ciò che rappresenta, una figura che ci mette in discussione a distanza di secoli, come uno specchio che non smette di rifletterci. Dal punto di vista del linguaggio cinematografico ho scelto una fo rma radicale: Giuda non appare mai.
Eppure , aleggia. In un film che rinuncia quasi del tutto ai dialoghi, il racconto si affida al flusso della sua coscienza, in una voce che si fa liturgia laica, invocazione, talvolta bestemmia. Una coscienza che dubita, si interroga, accusa, sbaglia e implora, in un viaggio interiore che spero perturbante. In chiave teologica invece mi auguro che questo lavoro si collochi su una soglia che mi è cara, quella dell ’ attenzione agli ultimi, agli esclusi, agli sbagliati, quindi al senso più rivoluzionario del messaggio evangelico. Nel dare voce a colui che da duemila anni viene identificato come l ’ emblema del traditore, c’è un tentativo di disinnescare la dicotomia tra il bene e il male, tra la fede e la colpa, tra l’amore e la condanna.
Ciò implica interrogarsi sull ’ idea stessa di libero arbitrio: se la sua redenzione doveva passare attraverso il tradimento, allora chi è davvero Giuda? Soltanto un colpevole? Un dannato? Uno strumento? O è forse lui stesso una vittima? Non è m ia intenzione offrire tesi risolutive, né tantomeno sancire verità assertive. Il film semmai procede come una specie di vangelo empirico, privo di dogmi, affidandosi allo spettatore come a un lettore dubbioso. Se c’è uno scopo, è proprio lo scandalo quasi eretico della contraddizione, nel fremito esaltante dell’autonomia di opinione. Nel fluire dei pensieri del mio protagonista senza volto, ho osato attraversare la complessità del mistero. Non per dissolverlo, ma per assaporare il frutto proibito della tra versata stessa, confermando che ogni mistero autentico resiste allo sguardo e si protegge nel suo insondabile silenzio.
Giulio Base