Note di regia di "La Banda Muta"
Senza sfociare in citazioni quali “si stava meglio quando si stava peggio”, “
La Banda Muta”, leggenda o storia che sia, restituisce alla morte, al rito funebre e tutto ciò che ne consegue, il suo valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore.
A differenza di oggi. Ed è lì che sono riuscita a trovare l’innesto per narrare un parallelismo tra ieri e oggi, tra leggenda e realtà, per scrivere questa sceneggiatura, inserendo una storia realmente accaduta, un fatto isolato che ho scoperto essere diventata consuetudine.
I funerali non sono sempre il luogo per il commiato, talvolta si sono rivelati essere momenti adatti per lavarsi la coscienza, per coloro cheìnon sono stati molto presenti nella vita dell’ormai defunto. E lì risiede la fortuna del morto, nel non poter vedere tutto ciò che realmente accade dopo di lui e tutto ciò che è stata la sua vita.
E in tutto ciò, c’è un richiamo a “
Parenti Serpenti” di Monicelli, alla nota scena della passeggiata dei cittadini diretti alla Messa della vigilia di Natale, interessati a tutto tranne che alla celebrazione della nascita di Cristo, piuttosto intenti a commentare corna, soldi e scelte di vita dei
compaesani. Ma nella mia sceneggiatura c’è anche un richiamo al drammaturgo Eduardo De Filippo che, con la commedia “
Gli esami non finiscono mai”, in una delle scene più alte della drammaturgia italiana, ci spiega che bisogna saper morire: non si muore così, da un momento all’altro, bisogna saperlo fare con stile.
E questa quindi è la sorte di Elio, il defunto della mia sceneggiatura, morto con un’aggravante. Lui è un uomo famoso. Non famoso come un uomo di spettacolo, della tv, ma un noto scrittore. Ed ecco che al suo funerale arrivano i personaggi più disparati.
Ambientato in Sicilia, “
La Banda Muta” vuole essere una sorta di denuncia sociale e infatti si apre con le immagini dei principali TG italiani, volti a riprendere scene di funerali di personaggi dello spettacolo, inseguiti dai fan in cerca di selfie con la vedova o il vedovo di turno. Maria De Filippi che perde Costanzo, arrivando ai selfie scattati durante il funerale di Papa Francesco.
L’eleganza del silenzio, quel silenzio che non fu mai scritto, è del tutto sparita.
Questa pratica segue la falsariga di altri fenomeni correlati a un uso distorto dei social, in un momento storico in cui sembra possibile opinare e giudicare qualsivoglia notizia o scelta di vita.
Alessia Bottone