Note di regia di "Le Supersimmetrie del Cuore"
E’ una storia che si avventura in quel territorio ancora misterioso della natura della coscienza, ma al tempo stesso è un film intimo, toccando il tema emozionale della mancanza, della perdita. L’antico dolore dell’infanzia senza genitori del protagonista s’incontra con il dolore recente dei genitori del bambino donatore e solo l’amore sembra essere il ponte capace di rimettere in contatto questi cuori segnati dagli eventi. Anche se racconta un trasferimento di coscienza in un altro corpo “Le supersimmetrie del cuore” è ambientato in un futuro non troppo lontano e non sviluppa gli aspetti più comuni della fantascienza. Utilizza questa situazione estrema per guardare piuttosto nell’animo dei personaggi, nel loro cercare in fondo un contatto di amore al di là di tutto quello che è accaduto. Ho cercato di evitare i cliché e le spiegazioni eccessive. Anche il trasferimento della coscienza di Alberto non viene troppo spiegato, non va ad appesantire lo sviluppo narrativo, così come ci interessa relativamente il contenuto delle teorie fisiche (per le quali ci siamo comunque avvalsi di una consulenza scientifica) su cui lavora il team di ricerca. E’ stato dato molto peso invece ai particolari che ci introducono nella psicologia dei personaggi, come il passato nell’orfanotrofio di Alberto, l’aquilone con cui giocava il bambino, il rapporto con l’infermiera Iris. Ci sono diversi flashback e sequenze “oniriche” (ad esempio le visioni della casa in paese o della madre che cammina nell’acqua) che anticipano la natura frammentaria della coscienza di Alberto e la contaminazione con quella del bambino. Anche il punto di svolta narrativo viene preparato con indizi e allusioni, ma dovrebbe portare a un’emozione di sorpresa. I dialoghi sono stati in molte parti asciugati il più possibile per lasciare allo specifico filmico il compito di raccontare, a volte con un gesto, con un’immagine, con un avvenimento. In particolare nella parte finale del film le parole diventano sempre meno, lasciando lo spazio alla potenza delle emozioni.
Edoardo Pera