GIRO GIRO TONDO - Il ciclo invisibile delle stagioni alpine
Ogni inverno, le vallate vicino a Bolzano si risvegliano nello stesso modo: hotel che aprono le porte, piste da sci in preparazione, persone che muovono un enorme ingranaggio silenzioso. “
Giro Giro Tondo” di Paolo Vinati racconta tutto ciò, lasciando lo spettatore dentro il ciclo invisibile e continuo della vita montana.
Un documentario indipendente, girato e prodotto da Vinati stesso, inserito nel programma del Trento film Festival 2026.
Come racconta il titolo, il tema centrale è la ciclicità. Tutto ritorna: le stagioni, i lavori, le abitudini. Ogni anno sembra uguale al precedente, ma dentro ci sono tante microstorie diverse. Il regista, infatti, punta la macchina da presa proprio su chi lavora dietro le quinte: manutentori, addetti agli impianti, personale degli hotel, tutte quelle figure che rendono possibile l’esperienza perfetta del turista ma che di solito restano invisibili.
Il messaggio implicito è che dietro ogni vacanza c’è un mondo nascosto che lavora senza sosta.
È mirabile quest’idea di voler rendere visibili gli invisibili: coloro che permettono, ogni anno, a migliaia di persone di godersi la montagna, tra sci e relax nelle Alpi altoatesine.
Un documentario contemplativo, fatto di dettagli: mani che lavorano, oggetti, strumenti utili, ma soprattutto le persone. Ci sono poche spiegazioni e molta osservazione.
Non c’è un narratore né una vera trama, ed è proprio questo il punto: più che raccontare una storia, fa entrare lo spettatore in un ciclo che si ripete, stagione dopo stagione, dove tutto sembra uguale ma in realtà cambia continuamente. Non mancano, chiaramente, meravigliosi paesaggi e ampie vedute montane in un’atmosfera quasi magica. Luoghi che cambiano con il procedere della preparazione per la stagione sciistica: da ricchi di vegetazione a innevati. Colpiscono le immagini degli "innevatori" che aiutano questo processo, anche grazie alla sapienza umana. E ogni inverno è così, come in un girotondo.
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La lentezza e la frammentarietà del racconto devono piacere, altrimenti può restare un documentario distante e poco coinvolgente, complici anche l’assenza di spiegazioni o indicazioni.
Richiede pazienza e disponibilità a lasciarsi trasportare, ma se lo spettatore riesce a entrare nel ritmo del racconto, potrà guardare con occhi diversi - e forse più meravigliati - anche qualcosa di familiare come una vacanza in montagna.
26/04/2026, 20:06
Marta Bello