Note di regia di "Di Notte"
Questo cortometraggio racconta quello che può succedere a una donna che torna a casa da sola di notte. Il punto di vista, però, è quello di un uomo, costretto per una volta a indossare i panni di una donna. Nello spazio asfissiante di un appartamento e nel tempo compresso di una notte, prende vita un incubo in cui il protagonista maschile percepisce da lontano la molestia di strada che la protagonista femminile subisce in prima persona. Nel cortometraggio la violenza non è mai mostrata, ma non per questo è meno grave e mostruosa. Anche Camilla non è presente in scena, fatta eccezione per il finale. Eppure la sua diventa una “voce narrante” che, attraverso il messaggio vocale, risulta onnipresente e scandisce il ritmo incalzante della storia. Al contrario, Damiano è sempre in scena, ma non parla quasi mai, soffocato dalla paura e paralizzato dall’impossibilità di agire. Le sensazioni che il ragazzo sperimenta da spettatore passivo, assomigliano a quelle che tutte le donne sono costrette a provare costantemente sulla loro pelle, quando subiscono una molestia di strada. Alla fine di questa storia Camilla e Damiano si ritrovano, ma la paura non si esaurisce con l’arrivo dell’alba, resta attaccata alla realtà e si insinua nel loro rapporto di coppia. Di notte si rifà all’espediente narrativo da thriller psicologico presente nel corto Madre di Rodrigo Sorogoyen, ma anche nei film Locke di Steven Knight e The Guilty di Gustav Möller. In tutte queste opere ci sono delle storie che si sviluppano al telefono e hanno luogo in un ambiente unico e chiuso, che lascia il male fuori campo, ma ne è comunque impregnato. Sul piano visivo, poi, il cortometraggio guarda a film come Carnage di Roman Polański e The Humans di Stephen Karam. Entrambi, tratti da pièce teatrali, mettono in scena le fragilità dell’animo umano, in appartamenti che assomigliano a palcoscenici.
Roberta Martinelli