Note di regia di "Beyul"
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Beyul" nella cultura tibetana, è una sorta di valle/paradiso sulla terra: un luogo di equilibrio tra uomini e natura. Tra il 2022 e il 2023 ho fatto alcune spedizioni nella remota valle dello Zanskar, sull’Himalaya, nel Ladakh indiano. È uno dei punti più remoti del pianeta: sono 11 ore di jeep su sterrato, con partenza da Leh. Lo Zanskar è abitato da esuli tibetani che si sono installati lì secoli fa, e si ritrovano oggi in prima fila nella lotta contro il cambiamento climatico. Le sfide che stanno affrontando loro con lo scioglimento dei ghiacciai è causato dallo stile di vita nelle grandi città, ed è anche il futuro che attende anche noi. Ero lì per realizzare un breve cortometraggio per una ONG, Trentino for Tibet: per sopravvivere, gli zanskari, hanno iniziato anni fa a costruire ghiacciai artificiali, gli “ice stupa”, con tecniche semplicissime combinate a studi moderni. In questo modo riescono ad avere acqua a sufficienza per l’irrigazione dei campi, il loro principale sostentamento.
Affascinato non solo dalla costruzione di queste moderne cattedrali, ma anche e soprattutto dai loro ritmi e dalla loro resistenza e cultura ho filmato molto più del materiale necessario per realizzare il corto, che è poi diventato “
The Ice Builders”, presentato al Trento film festival nel 2023. Lì a Trento con il produttore del cortometraggio Fabio Saitto, abbiamo organizzato anche una mostra fotografica, e a quella mostra ho incontrato Angelica Pastorella, antropologa esperta di lingue e culture orientali che ha di fatto dedicato allo Zanskar gli ultimi anni di ricerche, filmando e intervistando sciamani, monaci, medici, e molte altre figure: parlavano principalmente dei Lu, gli spiriti dell’acqua, che governano ogni cosa e che gli uomini delle città stanno violentando (per acqua si intende tutto ciò che ha a che fare
con l’equilibrio naturale). Angelica si è innamorata del progetto e da allora abbiamo deciso di continuare questo viaggio assieme: ho ereditato 5 Tera di riprese di ricerca antropologica e uno sguardo esperto come co-regia.
Il mio desiderio di fare un lungometraggio meno esplicativo e più sensoriale e poetico che coinvolgesse i riti e i ritmi della popolazione zanskari era a quel punto una strada concreta. E in quel momento che è nato però come progetto che attingesse a una parte di ricerca più antropologica sul campo, e una più libera e visionaria. L’idea di fare una fiaba antropologica è nata proprio da questi incontri.
Nelle spedizioni in Zanskar c’era con me Tommaso Barbaro, sound designer con cui lavoro da 10 anni e co-regista del corto “
The Ice Builders”, che ha ripreso “la voce nascosta” dell’acqua con i geofoni: le sue riprese vibranti mi hanno sempre fatto pensare a momenti con un ritmo più da lungometraggio e alla “voce dei Lu”. Finalmente nel 2025 abbiamo iniziato lavorarci, e nel farlo abbiamo ereditato altre decine ore di girato anche da Lobzang, la nostra guida nella prima spedizione nonché capofila nella costruzione dell’ice stupa, e di Mutup Tsazar. Le ore di girato a quel punto erano diventate circa 190, girate da persone
diverse, in anni diversi, con intenti diversi e con circa 15 videocamere diverse (ma anche cellulari e droni): è iniziato un lavoro di montaggio di un anno, alla ricerca di un equilibrio sintetico tra gli sguardi e i soggetti. L’acqua, e i Lu, ne sono diventati la guida spirituale e naturale. Nessun protagonista, nessun IO da seguire (che sarebbe stato contrario anche ai pensieri locali), ma una costellazione di riverberi di luce dei Lu nelle nostre esistenze e nella natura. Beyul è un nostro modo di trovare un equilibrio, con la natura e l’umanità, tra le persone: per noi è l’unico paradiso possibile.
Francesco Clerici