Note di regia di "Di Pari Passo"
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Di Pari Passo" nasce quando il mio amore per la danza e per il movimento si è incontrato con la mia crescente formazione e attività lavorativa nell’ambito audiovisivo. Da anni ormai avevo scoperto il mondo del balfolk, la sua fauna e le sue diverse visioni. All’inizio avevo un’idea confusa del film: sapevo di voler far emergere la dualità del mondo folk, ovvero la visione più tradizionale e quella cosiddetta neotrad, che sperimenta, mescola e crea, pur rimanendo nello schema del ballo.
Ho capito come avrei voluto svilupparlo solo dopo l’incontro con i protagonisti. Stavo passeggiando nel centro di Torino, mentre scrivevo mentalmente delle bozze di una sceneggiatura che continuava a non funzionare, quando a un certo punto ho sentito un ukulele in mezzo alla via: era Anna che suonava. L’avevo già conosciuta al festival di Upega l’estate precedente: si era appena trasferita a Torino e voleva buttarsi nel folk più che mai, per ballare e stringere nuove amicizie nella città dove aveva trovato lavoro come traduttrice.
Le ho raccontato della mia idea e le ho chiesto se avesse piacere a farsi filmare. Era divertita e disponibile all’idea. Francesco, invece, era una persona già molto conosciuta nel mondo del folk, con cui però ero entrata in contatto solo poche volte. Sapevo che era uno dei creatori della Marmelada d’Oc, la jam session mensile in chiave popolare occitana nelle piazze del centro della città. L’ho invitato per un caffè e mi ha raccontato la sua storia e il suo incontro con il balfolk. Quando Francesco racconta la storia di un ballo o di un brano, gli brillano gli occhi. La stessa luce che Anna emana mentre balla: l’amore per questa musica.
Così ho scelto i due protagonisti: due visioni apparentemente opposte della stessa cosa, entrambi molto genuini nella loro posizione. I due protagonisti vivono a Torino, che è diventata il centro del documentario, ma ero pronta a seguirli ovunque si fossero spostati. Siamo stati in vari festival in Italia, a concerti e feste a ballo. Per motivi di budget non abbiamo varcato il confine, ma credo che in molti festival si possa chiaramente respirare l’aria della grande famiglia europea.
Silvia Pesce