ROMA O MORTE - Una serie animata dal sapore underground
Ci sono produzioni animate che cercano la perfezione tecnica e altre che scelgono deliberatamente di percorrere una strada diversa. "
Roma o Morte", miniserie animata creata da
Francesco Zampaglione e
Gioia Ragozzino, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Si tratta di una produzione indipendente, realizzata interamente in modo artigianale, con la tecnica dello Stop Motion a passo uno. Un procedimento notoriamente lento e complesso quanto affascinante, che ha portato a un lavoro lungo, durato ben quattro anni, dal 2022 al 2026. Ragozzino e Zampaglione presentano fieramente il progetto in quanto privo dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale e realizzato interamente con la carta, con voci vere e musica originale, dove quest’ultima è la “vera voce narrante”, come ha dichiarato il regista. La serie sarà pubblicata sul canale YouTube ufficiale in quattro episodi da circa quindici minuti ciascuno.
Fin dai primi minuti è chiaro che non ci troviamo davanti a un prodotto interessato all'estetica convenzionale o alla ricerca del “bello” a tutti i costi. Anzi, ricerca l’artigianalità, l’imperfezione. Le immagini e i tratti sono sporchi, spessi; i colori sono pastosi e volutamente poco nitidi, tanto da sembrare mescolarsi tra loro.
L’opera ha un sapore fortemente underground, d’altronde è un’autoproduzione nata da zero che percorre una strada artistica precisa, coerente dall'inizio alla fine, che punta all'autenticità più che alla raffinatezza formale. Un lavoro in cui si uniscono varie forme d’arte visiva come la fotografia, il disegno, la grafica, ma anche la narrazione alternativa e la musica sperimentale.
È un progetto ambizioso e visibilmente complesso, con un enorme lavoro dietro le quinte.
L'immaginario richiama a tratti il mondo di Andrea Pazienza, soprattutto nella deformazione dei personaggi e nell'approccio grottesco alla rappresentazione della realtà. Le figure sono lontanissime dal realismo: corpi sproporzionati, anatomie improbabili, equilibri precari. Una caratterizzazione che non riguarda soltanto l'aspetto estetico, ma che sembra riflettere anche le vite storte, fragili e deformate dei protagonisti.
Certo, il risultato è ricco di difetti, ma in molti casi è proprio questo a renderla unica e immediatamente riconoscibile. Si percepisce una forte identità visiva che può piacere oppure no, ma che difficilmente lascia indifferenti. In alcuni momenti, però, i limiti tecnici diventano più evidenti perché non tutte le imperfezioni hanno lo stesso peso. Ad esempio, alcune camminate risultano estremamente robotiche e innaturali, con personaggi che sembrano scivolare nello spazio senza nemmeno piegare le gambe. Certo, l'animazione del movimento umano è una delle sfide più complesse da affrontare, ma qui la sensazione è che in alcune sequenze si sarebbe potuto fare qualcosa in più.
Anche le transizioni tra una scena e l'altra, spesso risolte con semplici stacchi su sfondo nero, risultano piuttosto grezze. Lo stesso vale per l'uso frequente di loop e copie di animazioni già viste: tecniche normalissime nel mondo dell'animazione - specialmente nella stop motion - ma che in alcuni passaggi danno l'impressione di essere state sfruttate in maniera eccessiva.
Sul fronte narrativo, "
Roma o Morte" mescola horror, thriller, ironia e momenti quasi onirici. Il racconto ruota attorno a un carico di droga rubato destinato alla criminalità organizzata. All’interno del carico c’è anche una sostanza speciale: la “Cannibal”, una nuova droga dagli effetti devastanti. Non solo altera le persone, bensì le trasforma in entità svuotate dall'interno, in veri e propri zombie: corpi privati della propria coscienza e capaci di commettere atti orribili.
È impossibile non leggere in questa idea una metafora piuttosto evidente della società contemporanea. La “zombificazione” raccontata dalla serie sembra infatti diventare il simbolo di un mondo che consuma e svuota gli individui, lasciando in piedi soltanto un involucro deforme e lacerato.
La storia segue parallelamente percorsi destinati a intrecciarsi: quello della malavita romana e quello della musica indipendente. Al centro troviamo Gea, giovane musicista nonché membro della band underground protagonista, ma anche indissolubilmente e misteriosamente legata a una delle famiglie criminali in gioco. Il furto dell’innovativa droga speciale spezza le già fragili alleanze della criminalità organizzata. Da qui partono una serie di intrecci ambigui tra false alleanze, fiducie tradite e crimini violenti. Fino al colpo di scena finale che arriva a rimescolare ancora una volta le carte e chiude una storia che, nel bene e nel male, sceglie sempre di percorrere la propria strada.
La musica occupa naturalmente un ruolo centrale. Del resto, il titolo della serie coincide con il nome del gruppo protagonista: “
Roma o Morte”, mentre le musiche originali, dal sapore arabo e orientale, portano la firma dello stesso Francesco Zampaglione. Questo è un elemento che contribuisce a dare personalità all'intero progetto. La colonna sonora è già disponibile sulle piattaforme di streaming.
È interessante questa nuova frontiera del cinema d’animazione per adulti in Italia, che è un mondo ancora poco esplorato. Soprattutto nel formato della miniserie, e ancor di più con la tecnica dello Stop motion. È evidente questa volontà di affrontare temi seri attraverso un linguaggio irriverente e spesso grottesco che può ricordare, almeno nello spirito, certe intuizioni di “South Park”. La scelta di affidare tutte le voci maschili a un unico interprete - Zampaglione stesso - richiama un'operazione simile a quella vista nelle serie animate di Zerocalcare per Netflix, uno dei primi esempi riusciti di animazione contemporanea per adulti nel Bel Paese.
Il risultato è un'opera che mescola continuamente fantasia e realtà, criminalità e satira sociale, mantenendo un'identità molto forte. Proprio questa identità rappresenta il suo principale punto di forza. Al contempo c’è qualche limite evidente. Il sapore underground è talmente marcato da diventare una dichiarazione di intenti: per apprezzare davvero “
Roma o Morte” bisogna amare questo tipo di linguaggio e accettarne le inevitabili asperità.
L'ultima delle quattro puntate è leggermente più debole rispetto alle altre e sembra che per alcune soluzioni narrative siano state prese delle scorciatoie grafiche, lasciando il dubbio che i tempi fossero particolarmente stretti verso la fine del progetto. Molto interessante invece la parentesi della seconda puntata in cui la stop motion è applicata ad oggetti 3d e non alla carta, che apre a un universo immaginativo ancora più coinvolgente.
Resta una serie capace di distinguersi in un panorama animato italiano ancora poco abituato a proposte adulte di questo tipo. Imperfetta, grezza, a volte persino bruttina, ma sempre sincera. E soprattutto riconoscibile. In un'epoca in cui molta animazione tende ad assomigliarsi, è un progetto artigianale da non sottovalutare.
07/06/2026, 09:17
Marta Bello