COME IL GIORNO E LA NOTTE - Un poliziesco all'italiana
Brando Improta firma per intero "
Come il Giorno e la Notte": lo scrive, lo dirige, lo monta e si ritaglia il ruolo principale. È un poliziesco che guarda con affetto dichiarato al cinema di genere italiano tra anni Settanta e Ottanta. Al centro c'è Vincenzo Buonocore, agente napoletano insofferente alle procedure, che da tempo insegue un'ipotesi a cui in pochi credono: una catena di omicidi, accomunati dal dettaglio di un bottone che sparisce dal corpo di ogni vittima, sarebbe opera di un'unica mano, quella di un assassino che lui ha soprannominato "Il Sarto". Quando un indizio punta verso il Veneto, il dirigente Rinaldi (Angelo Orlando) coglie l'occasione per allontanarlo da Napoli e lo autorizza alla trasferta. A Caorle, ad accoglierlo e a tenerlo sotto controllo, c'è l'ispettrice Fiorella Giordano (l'esordiente Sara Salgoughi), tutto ciò che lui non è: ordinata, paziente, fedele al regolamento. Anche lei però ha per le mani un caso curioso, una sequenza di furti di oggetti minuti destinata a incrociare l'indagine del collega.
L'ambientazione è la scelta più felice del film. Caorle, borgo di pescatori sulla laguna veneta tra le foci del Livenza e del Lemene, con le calli colorate di tradizione veneziana e il campanile cilindrico dell'XI secolo, offre al poliziesco uno scenario inedito, lontano dalle metropoli che il genere abitualmente frequenta. La fotografia di Andrea Malpighi, caorlotto, lavora sul contrasto tra il buio dei vicoli napoletani e la luce piatta della costa adriatica, assecondando la doppia anima del racconto già annunciata dal titolo. Le musiche di Jacopo Mazia inseguono le sonorità delle colonne sonore d'epoca, completando un'operazione di recupero che non nasconde mai i propri modelli.
Il film procede con onestà artigianale lungo i binari della strana coppia investigativa. L'ironia partenopea di Improta trova un ritmo riconoscibile, e lo scontro con la disciplina un po' rigida di Fiorella genera momenti di vera e propria ilarità. Attorno ai due protagonisti si muove un cast numeroso di caratteristi, tra cui Antonella Morea e Silvia Collatina. I mezzi contenuti della produzione indipendente (Volumineide, con il patrocinio del Comune di Caorle) si avvertono, soprattutto nella recitazione di contorno e in alcune soluzioni di messa in scena, mentre il tema del femminicidio, innestato sul racconto, resta più enunciato che davvero sviluppato.
Ne esce un piccolo film fatto con cura e con memoria, che ai poliziotteschi d'epoca restituisce un omaggio sincero, senza furbizie.
12/06/2026, 08:22
Olivia Fanfani