Note di regia di "We Shouldn't Be at Sea"
L'idea di "
We Shouldn't Be at Sea" nasce da una domanda semplice e allo stesso tempo urgente: come raccontare oggi il Mediterraneo senza contribuire all'assuefazione che spesso accompagna le immagini delle migrazioni e dei naufragi?
Nel corso della ricerca ci siamo resi conto che al centro di questa storia non vi erano soltanto le persone che attraversano il mare, ma anche coloro che hanno scelto di dedicare parte della propria vita al soccorso. Attraverso la collaborazione con Mediterranea Saving Humans abbiamo incontrato donne e uomini che operano in mare da anni e che ci hanno restituito una prospettiva diretta, complessa e profondamente umana.
Abbiamo scelto il linguaggio immersivo perché ci permetteva di costruire una relazione diversa tra il pubblico e i protagonisti del racconto. Non volevamo limitare l'esperienza a una semplice osservazione, ma offrire la possibilità di condividere uno spazio, un tempo e una vicinanza che favorissero l'ascolto.
Le testimonianze raccolte raccontano il mare come luogo di frontiera, di conflitto e di responsabilità, ma anche come spazio in cui emergono con forza i valori della solidarietà e della cura.
Con questo lavoro non abbiamo cercato di fornire risposte definitive. Il nostro obiettivo è piuttosto quello di riportare lo sguardo su una realtà che continua a esistere ogni giorno e che troppo spesso viene rimossa dal dibattito pubblico. Se il silenzio contribuisce all'indifferenza, crediamo che il racconto possa ancora essere uno strumento di consapevolezza e di incontro.
Tiziano Pandocchi