Sinossi *: Il titolo "We Shouldn't Be at Sea" racchiude il nucleo stesso del progetto.
Non dovrebbero essere in mare le persone costrette a intraprendere traversate pericolose a causa dell'assenza di vie sicure e legali di accesso. Ma non dovrebbero essere in mare nemmeno i volontari e le volontarie delle organizzazioni umanitarie, chiamati a svolgere attivitā di soccorso che potrebbero essere garantite dalle istituzioni e dalle autoritā marittime degli Stati.
Il documentario nasce dalla volontā di riportare l'attenzione su una tragedia che rischia di essere normalizzata o dimenticata. Attraverso i racconti dei soccorritori emergono il peso delle decisioni prese in condizioni estreme, il confronto quotidiano con il dolore, le difficoltā operative, gli ostacoli burocratici e il giudizio mediatico che accompagna chi opera nel Mediterraneo.
Accanto a queste testimonianze prende forma il racconto di chi quel mare lo attraversa. Una presenza che rappresenta simbolicamente le migliaia di persone che hanno affrontato la traversata e le molte che non sono riuscite a completarla.
"We Shouldn't Be at Sea" vuole contribuire a riaprire uno spazio di consapevolezza e riflessione su una delle pių grandi questioni umanitarie del nostro tempo.
Note:
"We Shouldn't Be at Sea" č un documentario immersivo che nasce dall'esigenza di interrompere il silenzio che negli ultimi anni si č progressivamente creato attorno alle morti in mare lungo la rotta migratoria del Mediterraneo Centrale.
Realizzato dagli studenti e dalle studentesse diplomandi della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, il progetto utilizza il linguaggio del video immersivo per avvicinare il pubblico a una realtā che, pur essendo quotidianamente sotto i nostri occhi, rischia sempre pių spesso di diventare invisibile.
Grazie alla collaborazione con l'ONG Mediterranea Saving Humans, il documentario raccoglie le testimonianze di quattro soccorritori impegnati nelle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo: Denny, Maximilian, Sheila e Vanessa. Alle loro voci si intreccia quella di una persona migrante, eco delle migliaia di esistenze che attraversano il mare nel tentativo di raggiungere l'Europa.
Attraverso il linguaggio immersivo, "We Shouldn't Be at Sea" invita il pubblico a condividere uno spazio di ascolto e di prossimitā, trasformando il documentario in un'esperienza capace di mettere in relazione storie individuali e responsabilitā collettive.
Il documentario č stato realizzato per la fruizione in realtā virtuale attraverso l'utilizzo del visore.
L'esperienza immersiva consente allo spettatore di condividere gli spazi e le condizioni in cui si svolgono i racconti, favorendo una relazione pių diretta con le persone coinvolte. La prossimitā fisica generata dal linguaggio immersivo trasforma l'ascolto in una forma di presenza, riducendo la distanza che normalmente separa chi osserva dagli eventi narrati.
Attraverso immagini a 360° e un accurato lavoro sul suono spazializzato, il pubblico viene accompagnato in un percorso che alterna testimonianza, memoria e riflessione, entrando in contatto con luoghi, volti e racconti che restituiscono la complessitā dell'esperienza del soccorso in mare.
L'obiettivo non č soltanto informare, ma creare le condizioni per un incontro umano con storie che troppo spesso rimangono astratte o relegate ai numeri delle cronache.
Tutor: Valeria Polidoro (Concept e struttura narrativa); Claudio Cipelletti (Regia, produzione e montaggio); Stefano Sburlati (Video immersivo); Krishna Agazzi (Fotografia); Marco Lo Tufo (Presa diretta); Massimo Viale (Post-produzione audio spazializzato); Giuseppe Bruno (Applicazione Unity visori); Francesca Miscioscia e Karen Giusto (Scenografie e allestimenti).