Note di regia e sceneggiatura di "Lo Scrivano"
Berlach non è un fantasma, è un uomo in carne ed ossa, un corpo che porta i segni, i solchi di una violenza reiterata, pronta a compiersi nuovamente. Seconda possibilità per essere annientati. Seconda possibilità per liberarsi. Schiavo di un potere che lo aliena, diviene oggetto-vittima del sè soggetto-carnefice, dandosi la morte. Atto estremo che grida l’appartenenza a Berlach di Berlach, la disperata volontà di disporre del proprio corpo. Ma quella che dovrebbe essere l’affermazione della vita è impulso di morte indotto dal potere, dalla sua violenza mostruosa e anti-vitale. Suicidio che è omicidio, mascherato da libertà. E il ciclo ricomincia, perpetuo inscriversi nel corpo del servo del potere del padrone, eterna tortura, eterna morte. Ma Berlach non è un fantasma, nonostante tutto, non ancora. Sarà la lettera del sè suicida la motivazione, il ricordo, la chiave della possibilità o dell’impossibilità di farsi carico della propria sofferenza. Perchè Berlach è ancora un corpo vivo, materiale, un corpo in grado di agire, di modificare la realtà e determinare il proprio destino, fallendo per l’ennesima volta o rompendo finalmente il ciclo della violenza.
Francesco Romanelli