Note di regia di "Angelo Azzurro"
In Angelo azzurro esploro quell’età sospesa tra l’infanzia e l’adolescenza. Il protagonista si misura con i corpi degli altri e con l’incertezza della propria identità; tra attrazione e smarrimento, si avvicina a qualcosa che ancora non sa nominare. È un territorio fragile, in cui il corpo anticipa le parole e il desiderio si confonde con l’urgenza di crescere, di diventare altro da sé. Ho scelto di raccontare questo passaggio attraverso lo sguardo di Alessandro. Osserva gli altri ragazzi e misura continuamente la distanza che lo separa da loro. Nella messa in scena ho sentito l’esigenza di restare il più possibile vicino ai corpi, ai silenzi e ai piccoli tic dei protagonisti. Durante le riprese, all’interno di una struttura precisa, ho lasciato ai ragazzi un ampio spazio di libertà. Volevo accogliere tutto ciò che poteva emergere nel momento, lasciando spazio alle loro reazioni e al loro modo di stare insieme. Il mio intento era preservare le ambiguità proprie di quell’età, senza giudicarle né definirle.
Tommaso Acquarone