Note di regia di "Bella Mia"
Non credo che la nostra identità sia qualcosa di compiuto o di interamente nostro. Si costruisce dentro le relazioni, nei gesti condivisi, nel tempo trascorso insieme. Diventiamo chi siamo attraverso le persone che amiamo. Che cosa accade, allora, a ciascuno di noi quando perdiamo la persona nel cui sguardo abbiamo imparato a riconoscerci?
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Bella Mia" è un film sulla coscienza di sé, sul tempo e sul rapporto assenza-relazione.
Sul momento in cui comprendiamo che non siamo definiti soltanto dalle scelte che abbiamo compiuto, ma anche da quelle che non potremo più compiere.
Mi interessa raccontare ciò che resta quando un legame perde il futuro e l'amore non può più tradursi in gesti, parole o riparazioni. Ogni relazione vive infatti della possibilità di continuare a trasformarsi, di riparare ciò che si è incrinato, di conoscersi ancora. La perdita di futuro, cambia il passato: la memoria ne rielabora continuamente il significato nel tentativo di rendere abitabile il presente. Tuttavia, l'assenza non cancella la relazione, la trasforma. La costringe a cercare un'altra forma, fatta di ricordi, omissioni, immaginazione e sensi di colpa.
La maternità è il luogo in cui il film sceglie di interrogare questi temi, perché è una delle relazioni più profonde e irriducibili dell'esistenza. La protagonista ha sempre cercato di non lasciare che l'essere madre esaurisse la propria identità. Ha rivendicato il diritto di essere donna, prima ancora che madre, convinta che l'amore non dovesse mai trasformarsi in una rinuncia a sé. Ma la scomparsa della figlia, Bella, incrina questa certezza e la costringe a confrontarsi con un paradosso: scoprire che il proprio essere madre si manifesta nella sua forma più assoluta proprio quando non può più essere vissuto.
Il film non accompagna la madre verso un percorso di accettazione. Segue il movimento della sua coscienza, mostrando come alcune relazioni, anche quando sembrano interrompersi, continuano a trasformarci, a ridefinire il nostro modo di abitare il mondo, a cambiare retroattivamente il significato della nostra vita.
Franco Carlisi