SETTIMANA DELLA CRITICA 41 - "Granchità": Un
cortometraggio sperimentale sui granchi blu
"
Granchità" è un cortometraggio in stile docufiction del 2026 diretto dalle registe
Anaïs Landriscina e
Chiara Toffoletto.
Inizia con la presentazione di alcuni documenti che paventano la scomparsa di una biologa marina nel Delta del Po mentre era alle prese con una ricerca sull’invasività del granchio blu. E ci si aspetta che la trama si sviluppi, invece no.
La premessa incuriosisce, ma la storia non arriva, e nemmeno la trama. L’opera rinuncia quasi completamente a una struttura narrativa tradizionale. Quella che sembrava essere l’introduzione a un mistero diventa piuttosto il punto di partenza per una sequenza di testimonianze, immagini del mare, pescatori, paesaggi del Delta e, naturalmente, moltissimi - affascinanti - granchi blu.
L’esperienza è molto frammentaria e suggestiva. Il problema è che, almeno per chi guarda, la distanza tra “film sperimentale” e “film senza una vera direzione” non è sempre così semplice da colmare.
La macchina da presa cerca spesso dettagli estremi delle persone intervistate: una bocca, un collo, una porzione del volto. I visi vengono tagliati, le inquadrature cambiano continuamente e la telecamera si muove parecchio, con una stabilizzazione ridotta che rende la visione volutamente nervosa.
Un’inquadratura scomposta può avere un senso, così come una macchina da presa instabile può contribuire a creare una determinata sensazione. Ma perché funzioni deve aggiungere qualcosa a ciò che stiamo guardando.
Le riprese marine, invece, sono molto belle e ben riuscite sia nella realizzazione sia nell’intenzione di indagare il rapporto tra essere umano e natura. I granchi blu, le conchiglie, l’acqua e i paesaggi del Delta vengono osservati con una notevole sensibilità che in alcuni momenti riesce finalmente a far respirare il film.
Siamo davanti, quindi, a un cortometraggio coraggioso nelle intenzioni e sicuramente lontano da formule convenzionali. Ha immagini naturalistiche molto belle e un’idea di cinema che si sottrae alla narrazione tradizionale.
La libertà di sperimentare è un valore, ma lo è anche la capacità di scegliere quando una sperimentazione serve davvero al film e a chi lo guarderà perché la sperimentazione, da sola, non basta.
Un cortometraggio curioso, visivamente interessante in alcuni passaggi e sicuramente personale, ma senza una trama reale e con una regia poco convincente.
09/09/2026, 14:00
Marta Bello