VENEZIA 83 - "Una storia", l'esordio di Anna Foglietta regista
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Una storia”, film presentato nella sezione Orizzonti della 83esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, segna l’esordio alla regia di Anna Foglietta.
E’ un ritorno al Lido dopo le bandiere dispiegate e la sua presa di parola, lo scorso anno, in supporto della Palestina.
Il racconto di una storia (anche con la minuscola) di Erika e Mauro - interpretati da
Alba Rohrwacher e Guido Caprino - calati in una routine familiare di una indefinita città di un'Umbria lacustre, fatta di riti e consuetudini rassicuranti della provincia.
Lei cassiera in un supermercato e lui elettricista nella ditta del padre, andranno in crisi realizzando un antico sogno emancipativo: la loro unica figlia partirà per studiare e fare l'Università al Nord. Proprio in questa "normalità" e in questo nuovo spazio relazionale si romperà lo specchio matrimoniale.
Nel mutare delle dinamiche familiari, assistiamo gradualmente al vuoto di ruolo di cura genitoriale e di identità. Un ritorno alle vene aperte di verità dolenti come "ex figli" - verso i genitori anziani - taciute o rimosse da adulti. La connessione delle parole, abitata da "non luoghi", priva una qualunque bandiera perde e si smarrisce nella quotidianità e nel ripetersi delle stagioni, segnalando l'impossibilità di verbalizzare quel disagio emotivo e di "senso".
Questi personaggi, definiti più volte - nel presentare il film - come "normali", sono spesso lontani o dimenticati dal racconto egemonico dell'attuale cinema italiano. E' una storia piccolo-borghese, o oramai proletaria, con nessuna caratterizzazione di classe o identità. Una vita privata nell'ambivalenza della chiusura e della privazione del linguaggio sovrastrutturale o introspettivo.
Stabiliranno lucidamente nella loro primavera, in quel "poi", che tra loro sia trascorso “un anno di merda” la somma didascalica della quattro scene da un matrimonio (Autunno, Inverno, Estate, Poi) che il film divide e titola.
La regista romana, seppure con qualche eccesso estetizzante o "pittorico", nel "dar luce" alle stagioni cronologiche e ontologiche raccontate nel film, segna certamente un buon esordio.
Un melodramma letteralmente in primo piano che ci ricorda una qualche ispirazione del cinema americano indipendente. La regia, anche grazie alla forza dell'interpretazione, sviluppa la decostruzione dei due personaggi; ma è l'alienazione quasi inevitabile della struttura famigliare e dei suoi simboli che produce un giudizio politico su tutti i compromessi e sui desideri repressi placati - in una scena intima - solo idealmente dall'onnipotenza fruitoria della merce.
A "Una Storia" va il merito di descrivere questi legami domestici con autenticità, a volte perfino stonati e lontani da una "Luna" di un karaoke.
Marco Guarella09/09/2026, 18:34