Note di regia di "OR[sea]"
PRIMA DELLA STORIA, IL METODO. Abbiamo girato in otto giorni, in tutto — una scelta di necessità che è diventata, strada facendo, una scelta di sguardo. Tornare a produrre con l’essenziale, con una troupe ridotta e senza reti di sicurezza, mi ha avvicinato a un’idea di cinema nella quale fare un film significa soprattutto guardare la realtà e trovarci dentro un racconto. È stata una sfida, ma anche un ritorno — non a caso, per un film che parla proprio di ritorni. Girato per l’80% in Abruzzo, tra Ortona e Orsogna, lungo quella che fu la Linea Gustav, e per il resto a Bergamo. Non è stata una scelta casuale né solo produttiva: Il paesaggio, in OR[sea], non è sfondo: è memoria che affiora, esattamente come quella del protagonista.
POI - PARLARE DI GUERRA. Terreno a me estraneo. Perché parlare oggi di guerra. Il film è ambientato negli anni 40, quella guerra è un lontano ricordo, ma l’eco si riflette ancora oggi e il momento storico attuale ci costringe a ripercorrerne il pensiero. Forse è più utile farlo senza la pretesa della ricostruzione storica. La guerra che attraversa OR[sea] non è solo quella della della Seconda Guerra Mondiale: è un simbolo, la condizione estrema in cui un uomo si trova a dover scegliere di nuovo chi essere. Un momento universale, che accade dentro ognuno di noi anche lontano da qualsiasi fronte.
E INFINE C’È L’ODISSEA. Il punto di partenza. Molto prima di scrivere una sceneggiatura, sapevo che la storia di Riccardo sarebbe dovuta nascere da lì. L’Odissea è la matrice di OR[sea], la struttura sotterranea attraverso cui ho costruito la perdita e la ricostruzione dell’identità di un uomo.
Marco Marcassoli